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Fondazione Fuori

Gay in Parlamento

Cari Amici,

questa breve è uscita sul CORRIERE della SERA del 3  aprile 20013, leggetela:

Scalfarotto: polizza sanitaria anche per il mio compagno

MILANO — Un caso alla Camera. La copertura sanitaria dei parlamentari — estendibile ai conviventi — non è scontata nel caso si tratti di persone dello stesso sesso. A renderlo noto è Ivan Scalfarotto, deputato pd dichiaratamente omosessuale, che, al momento di fare le pratiche, ha indicato come convivente «more uxorio» il suo compagno Federico. «Il regolamento non indica "convivente di sesso diverso", quindi avrebbe dovuto essere estesa automaticamente a Federico — spiega Scalfarotto —. Invece, all'ufficio di presidenza mi hanno detto "fai una domanda per questo e la valuteremo". Io mi sono sentito umiliato come parlamentare e come cittadino. Alla fine ho dovuto presentare la domanda, anche se non ero d'accordo». L'istanza dovrà ora essere valutata dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd). Nella scorsa legislatura Anna Paola Concia aveva fatto richiesta di copertura per la sua compagna Ricarda. Ora commenta: «Per cinque anni non mi hanno mai dato risposta, perché sapevano che se mi avessero detto di no, io avrei fatto un ricorso interno»

 

Mi dispiace se queste mie riflessioni vi rattristeranno, ma credo che discuterle potrà portare risultati positivi. Come avrete letto, Ivan Scalfarotto, appena eletto deputato, ha dovuto compilare diversi documenti, tra i quali anche quello sullo stato di famiglia. Giustamente ha scritto il nome del suo compagno, per sentirsi rispondere che non era previsto, "fai una domanda per questo e la valuteremo".  A malincuore Scalfarotto seguirà la regola, come farebbe chiunque altro. Ma Scalfarotto non è uno “qualunque altro”,è un gay che ha combattuto per i diritti, non solo per i suoi, lo testimonia il suo lavoro nel movimento. Che cosa farà adesso che è depuatato ? Rimarrà in attesa di una risposta privata e personale ? Gli auguro di ricevere un sì, ma che lo sia oppure no,  gli ricordo che il suo dovere di parlamentare gay – ma dovrebbe essere il dovere di tutti – è quello di rivendicare uguali diritti per tutti, non solo per lui in quanto parlamentare. Altrimenti si ripeterà quanto avvenne a Anna Paola Concia, e non sarebbe una cosa buona. Concia, invece di rendere pubblico il rifiuto alla sua richiesta “Per cinque anni non mi hanno mai dato risposta, perché sapevano che se mi avessero detto di no, io avrei fatto un ricorso interno” ha scelto il silenzio, con una motivazione inaccettabile, considerato anche il coraggio dimostrato nello svolgere il successivo lavoro di parlamentare. Non doveva esigere una risposta ? E se negativa, far partire una battaglia politica ? Che cosa vuol dire “ricorso interno” ? Le battaglie di questo genere si fanno in pubblico, come Anna Paola sa bene. Una vittoria in Parlamento, avrebbe influenzato richieste simili un po’ ovunque nel mondo del lavoro, dando un enorme contributo al cambiamento dei comportamenti aziendali.

Purtroppo Anna Paola non è stata rieletta, ma c’è Ivan Scalfarotto, il quale ha una eccezionale opportunità di iniziare il suo mandato con una fantastica battaglia. Auguriamoci che non perda questa occasione.

4 aprile 2013

 

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