Come riconoscere i sintomi del Covid-19

Quando la temperatura del corpo comincia a salire, in questo periodo è normale avere timore di aver contratto il Coronavirus.

Esso altro non è che un virus respiratorio che ha generato la pandemia che stiamo vivendo ormai da circa 2 anni. La sua sintomatologia è del tutto simile a quella di una influenza per cui diventa difficile distinguerlo.

I pazienti che ne sono interessati presentano solitamente febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie e tipicamente anche tosse. Il problema è che in alcuni casi, e in alcuni soggetti, questo virus è in grado di sviluppare problematiche che rendono necessario il ricovero ospedaliero.

Ecco perché quando si hanno già dei primi sintomi di influenza si cerca di capire se si tratti di Covid-19 o meno, così da poter intervenire con largo anticipo.

Andiamo allora vedere in che maniera è possibile riconoscere i sintomi del Covid-19 e dunque andare ad eliminare ogni eventuale dubbio circa una eventuale infezione da parte nostra.

I sintomi del Covid-19

Solitamente chi contrae il Covid-19 accusa una sensazione di malessere generale associata a febbre e tosse secca, ma non solo. Uno dei tipici segnali, Sebbene non sia univoco, è quello dell’olfatto che diminuisce.

Non si è più infatti, per qualche giorno, in grado di distinguere odori e sapori. Ciò avviene in misura differente in base a ciascun paziente. Sì accusano inoltre un certo affanno e respiro corto, oltre la sensazione generica di stanchezza e indolenzimento sia a livello muscolare che articolare.

Spesso i pazienti interessati da Covid-19 riscontrano una certa congestione nasale e mal di gola. La febbre non sempre arriva e in alcuni casi non va oltre i 38°.

La tosse è invece fastidiosa e descritta come alquanto insistente. Come accennato vi è anche una perdita del gusto e dell’olfatto che può durare da qualche giorno a due settimane.

In casi più rari il Covid si presenta con disturbi gastrointestinali come ad esempio la diarrea o la nausea.

Quanto dura l’incubazione del Covid-19?

Per periodo di incubazione si intende quell’arco di tempo che va a partire dal momento del contagio sino alla comparsa della prima sintomatologia. Questo periodo va dai due giorni fino ad un massimo di quattordici.

Nei pazienti interessati da Covid-19 in genere il quadro sintomatologico si presenta a partire dal quinto o dal sesto giorno dal momento del contagio.

Quali sono le conseguenze del Covid-19?

La grande maggioranza delle persone interessate da Covid-19 ha una altissima probabilità di guarigione: in moltissimi casi infatti non è necessario il ricovero ospedaliero.

I pazienti possono dirsi completamente guariti nel momento in cui la febbre scompare, così come i sintomi del virus. Inoltre è necessario effettuare un tampone rinofaringeo o faringeo che dia esito negativo.

Per quel che riguarda invece i casi che possiamo definire più gravi, è possibile che si sviluppino delle importanti polmoniti che possono comportare una insufficienza respiratoria.

Chiaramente, così come tutte le altre malattie che riguardano l’apparato respiratorio, il Covid-19 può essere causa di problematiche blande quali tosse e raffreddore, ma avere anche sintomatologie più severe come ad esempio la polmonite.

È buona norma comunque richiedere il parere di uno specialista o un teleconsulto medico se si sospetta che i sintomi che si avvertono possano essere riconducibili al Covid-19.

In questa maniera sarà possibile sciogliere ogni dubbio, il che è molto importante anche per le altre persone che vivono in casa o per colleghi di lavoro e tutte quelle altre persone con le quali si entra in contatto quando non si era ancora scoperta una eventuale positività al virus.

Perché rinnovare un salone da parrucchiere?

Se ti stai chiedendo quali siano i motivi veramente validi per rinnovare un salone da parrucchiere, probabilmente alla base di questa tua domanda c’è già la percezione di una necessità.

Probabilmente ti sarai reso conto che parte della tua clientela ti ha abbandonato per passare alla concorrenza, e che dunque il fatturato mensile non è più quello di una volta. Partendo infatti dal presupposto che la gente ha sempre necessità di tagliare i capelli o curare il proprio look, se i clienti all’interno del tuo locale oggi scarseggiano è semplicemente perché preferiscono i servizi di un tuo competitor.

Fai bene allora a questo punto a cercare di capire cosa poter fare per porre rimedio alla situazione e recuperare la clientela persa.

In quest’ottica, va proprio detto che rinnovare i locali è una delle cose che potresti effettivamente fare per riconquistare i clienti e spingerli a tornare a provare i tuoi servizi.

Perché è importante rinnovare il tuo locale?

Devi sapere che con gli anni che passano, gli arredi che hai comprato quando hai avviato la tua attività sono nel frattempo diventati obsoleti o comunque mostrano di avere qualche annetto e segni di usura.

Nel complesso tutto ciò si traduce in un aspetto piuttosto vintage se non addirittura vecchio.

Contemporaneamente tanti tuoi competitors, anche nel tuo quartiere, nel frattempo hanno avviato anche essi questo tipo di attività ma al posto tuo al momento hanno degli arredi che sono nuovi e perfettamente in grado di stupire e affascinare il cliente.

È logico pensare dunque che i clienti preferiscano recarsi dalla concorrenza piuttosto che nel tuo locale, nonostante i tuoi sforzi.

Le tue attrezzature da lavoro sono di nuova generazione?

Quel che vale per i mobili e gli arredi in genere vale anche per le attrezzature da lavoro. Gli strumenti che adoperi ogni giorno sono moderni dal punto di vista del design oltre ad essere funzionali?

Danno l’impressione di essere degli strumenti di qualità in grado di garantire risultati migliori, o sembrano semplicemente degli strumenti piuttosto obsoleti o comuni come quelli che si hanno in casa?

Se la risposta a queste domande è un sì, e se dunque molte delle cose che è possibile ammirare dentro il tuo salone sono obsolete, è arrivato il momento di rinnovare i tuoi locali incluse le attrezzature.

Scegli per questo di acquistare forniture per parrucchieri che siano certamente utili a migliorare la qualità del tuo lavoro, ma anche accattivanti e dal design moderno.

In questa maniera darai certamente un aspetto più alla moda e accogliente al tuo locale, con tutti i vantaggi che ne derivano per quel che riguarda la percezione della tua attività.

Cosa rischio se non rinnovo?

I clienti, si sa, sono attratti da ciò che è nuovo e bello. Dunque se con il passare degli anni i tuoi arredi ed i tuoi locali in genere cominciano a diventare obsoleti o addirittura vintage, il rischio è che pian piano la tua affezionata clientela comincerà a cercare un altro parrucchiere.

Tutti infatti preferiscono essere serviti in locali moderni, puliti, ben illuminati ma soprattutto che siano alla moda.

Conclusione

Se vuoi curarti dell’aspetto fisico e dell’apparenza dei tuoi clienti dunque, comincia innanzitutto a prenderti cura del modo in cui appaiono i tuoi locali se vuoi che la tua attività continui ad avere il successo che l’ha contraddistinta in tutti questi anni.

Il resto viene da sé, ma questa è la base per una attività imprenditoriale di successo ed in grado non soltanto di acquisire nuovi clienti, ma di mantenere nel tempo un legame indissolubile con ogni singola persona che abbia provato i tuoi servizi.

Quale acqua bere in base alle sue caratteristiche?

Non tutti i tipi di acqua hanno lo stesso sapore, né hanno tutte la stessa composizione a livello di sali minerali. Quel che è certo è l’acqua che offre vari benefici per la salute: scegliere quella più appropriata è un bene per la nostra salute.

I vari tipi di acqua minerale hanno un fattore comune: sono libere sia da elementi chimici che dai microbi. Ma la loro composizione minerale varia a seconda del tipo di roccia attraverso cui filtra e del tempo, della profondità e della temperatura durante il suo viaggio nel sottosuolo.

Inoltre la sua composizione è consultabile sulle etichette delle bottiglie, il che ci consente di scegliere quella più adatta alle nostre esigenze.

E l’acqua del rubinetto? Essa proviene in gran parte dall’acqua piovana che raggiunge i bacini idrici e gli impianti di trattamento. È potabile dato che rispetta scrupolosamente le norme di sicurezza e, quindi, non è dannosa per la salute, anzi.

Il suo sapore, che può essere più o meno gradito in base ai gusti, varia a seconda delle zone.

Composizione diversa, beneficio diverso

La diversa composizione minerale dell’acqua influenza il nostro organismo nelle varie fasi di vita. Queste sono alcune varietà di acqua ed i principali benefici per la salute che forniscono:

Durante l’infanzia:

  • L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) raccomanda l’uso di acqua minerale naturale in bottiglia nei bambini, che dovrebbero bere 0,6 litri al giorno nel primo anno di vita e 1,8-2,6 litri nell’adolescenza.
  • L’acqua minerale naturale è la bevanda non nutritiva che dovrebbe accompagnare il bambino sia durante i pasti che al di fuori di essi, come sana abitudine di vita che previene il sovrappeso e l’obesità.
  • La composizione chimica stabile e nota permette al pediatra di indicare determinate marche in base alla concentrazione di sodio, calcio e fluoro, principalmente.
  • L’acqua minerale naturale non habisogno di essere bollita per preparare le pappe nel primo anno di vita, poiché è di origine pura.

Nelle donne:

  • L’acqua minerale naturale svolge un ruolo fondamentale in gravidanza, favorendone il corretto sviluppo, o durante l’ allattamento , preservando la quantità e la qualità del latte materno.
  • Il corretto consumo di acqua durante la menopausa , oltre a ridurre gli effetti dell’invecchiamento su pelle e ossa, mantiene il peso corporeo.
  • Bere acqua minerale, ad esempio acque ricche di selenio, aiuta ad aumentare i livelli di antiossidanti, riducendo gli effetti dannosi sulla pelle. Questa abitudine è più importante in menopausa poiché il calo degli ormoni provoca pelle secca.
  • Nutrienti come fluoro, calcio, fosforo e magnesio agiscono sulle ossa e aiutano nella prevenzione dell’osteoporosi .

Negli adulti, in generale:

  • L’acqua minerale controlla l’ipertensione arteriosa nelle diete povere di sodio.
  • Le acque ricche di calcio, magnesio e solfati sono consigliate per la prevenzione cardiovascolare dato che agiscono sul metabolismo, riducendo il rischio di coagulazione del sangue e malattie cardiache fatali.
  • Le acque bicarbonate sono le più indicate nei casi di diabete , in quanto producono una risposta glicemica inferiore

Negli anziani:

  • È importante in questa fase avere un apporto nutritivo e, soprattutto, un livello di idratazione costante.
  • Negli anziani c’è una diminuzione della percezione della sete nonostante abbiano necessità di un buon apporto di acqua.
  • Conviene insistere sulla necessità che essi bevano acqua, anche se non avvertono la sete, in maniera graduale durante la giornata.

Dunque abbiamo bisogno di bere della buona acqua, ben bilanciata, in tutto l’arco della nostra vita. Eccezion fatta per i neonati, i quali necessitano di un’acqua particolarmente leggera, possiamo avere tutta la buona acqua di cui abbiamo bisogno direttamente dal rubinetto di casa.

È preferibile infatti scegliere il miglior depuratore acqua per la propria abitazione per avere la certezza che questa non presenti impurità, microbi o batteri. Inoltre non avremmo così più nemmeno il problema del dover trasportare  le pesanti bottiglie dal supermercato, ottenendo infine un considerevole risparmio considerando la differenza di prezzo al litro.

Come funzionano i compressori a vite?

In un compressore a pistoni, l’aria viene prima racchiusa in un cilindro e viene poi compressa, riducendo il suo volume grazie allo spostamento di un pistone. In un compressore a vite, il lavoro di compressione è invece svolto dall’elemento rotante a vite, che è composto da due rotori (uno maschio e uno femmina).

Quando il compressore a vite si avvia, l’aria raggiunge l’elemento attraverso la valvola di aspirazione e riempie lo spazio tra i due rotori.

Ma lo spazio tra i rotori diminuisce progressivamente mentre ruotano in direzioni opposte.

In altre parole: il volume dell’aria diminuisce gradualmente mentre passa attraverso i rotori, quindi quando raggiunge la luce di scarico ha già aumentato la sua pressione, ed è già diventata aria compressa.

La pressione di un compressore a vite

Il rapporto di pressione in un compressore a vite è fisso, ciò significa che la pressione dell’aria compressa prodotta dipenderà dalla lunghezza dell’elemento, dal passo della vite e dalla bocca di mandata. La massima efficienza si ottiene quando il rapporto di pressione dell’elemento corrisponde alla pressione di esercizio richiesta.

I vantaggi

Uno dei vantaggi dei compressori a vite rispetto ad altre tecnologie è che generalmente non sono dotati di valvole e non hanno forze meccaniche che causano squilibri. Possono funzionare con un’elevata velocità dell’albero e garantire un’elevata portata con dimensioni compatte. I cuscinetti, invece, sono responsabili dell’assorbimento della forza assiale prodotta dalla differenza di pressione tra l’ingresso e l’uscita dell’aria.

I compressori a vite funzionano a temperature più basse rispetto ad altri tipi di compressori, consentendo loro di raggiungere il 100% dei cicli di lavoro. Inoltre generano meno rumore e vibrazioni e si consumano meno, quindi la loro vita utile è più lunga. Inoltre, sono più affidabili, robusti ed efficienti dei compressori a pistoni.

Ecco perché sono tante le aziende che stanno adottando questo tipo di soluzione, o che stanno cercando direttamente dei buoni compressori industriali usati.

Compressore a vite lubrificato ad olio

In alcuni compressori a vite, il liquido viene iniettato nella camera di compressione e talvolta anche nei cuscinetti. La funzione di questo liquido è quella di raffreddare e lubrificare le parti mobili dell’elemento, raffreddare internamente l’aria compressa prodotta e ridurre al minimo le perdite di ritorno all’aspirazione.

Sebbene l’olio sia il liquido più comune per lubrificare queste macchine (soprattutto per le sue proprietà di lubrificazione e tenuta), vengono iniettate anche altre sostanze come acqua o polimeri.

Compressore a vite libero

I primi compressori a vite avevano un profilo simmetrico e non utilizzavano alcun tipo di liquido di raffreddamento nella camera di compressione. All’inizio furono battezzati come “viti senza olio” o “a secco”. Tuttavia, i moderni compressori a vite “oil-free” hanno profili asimmetrici, una caratteristica che migliora notevolmente l’efficienza energetica e aiuta a ridurre le perdite interne.

Compressore a vite a velocità variabile

Quando parliamo di compressori a velocità variabile, intendiamo compressori in cui la velocità del motore viene regolata automaticamente in base alla richiesta di aria compressa. Quelli a velocità fissa, invece, sono limitati a due stati: spento o a piena velocità. Queste sono alcune delle principali caratteristiche dei compressori a velocità variabile rispetto ai compressori tradizionali:

I compressori a velocità variabile consumano energia solo quando è veramente necessario.

Inoltre migliorano la produttività, dato che funzionano alla velocità ottimale per ogni applicazione, riducendo gli errori e aumentando le prestazioni complessive del sistema.

La durata dei compressori a velocità variabile è anche più lunga, perché queste macchine vengono semplicemente utilizzate in modo più efficiente. Hanno una migliore protezione dai sovraccarichi elettrotermici, cadute di tensione, sovratensioni…e consentono avviamenti del carico più morbidi.

Inoltre i tempi di fermo macchina sono più brevi, perché essendo la macchina meno soggetta a usura, necessita di meno manutenzione e questa può essere programmata al di fuori dei picchi di utilizzo.

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Autopalpazione del seno: cosa è?

L’autopalpazione del seno è una importante tecnica da molti considerata come il primo tipo di prevenzione per quel che riguarda il tumore del seno.

Si tratta di un test che la paziente può fare su se stessa autonomamente a casa, e che consente di percepire anche un piccolo cambiamento del proprio corpo, ed in particolare riferimento nelle mammelle, rispetto il solito.

È consigliabile eseguire questo tipo di pratica circa una settimana dopo il termine delle mestruazioni, dato che queste sono in grado di alterare alcuni aspetti dei tessuti della ghiandola mammaria.

Cosa si può scoprire con l’autopalpazione?

Tramite l’autopalpazione del seno è possibile andare a notare ogni tipo di piccolo cambiamento nel seno, il che può rappresentare un campanello d’allarme. Spesso infatti, si può scoprire la presenza di un tumore tramite la percezione al tatto di un nodulo.

Si tratta di noduli che non fanno male ma sono comunque palpabili facilmente con le dita. Bisogna osservare con attenzione anche le sembianze del capezzolo il quale può ad esempio diventare più sporgente o al contrario ritirarsi ed eventuali alterazioni della pelle all’altezza del seno.

Effettuare questo tipo di controllo serve già a scoprire in anticipo diverse patologie, non ultima il cancro al seno, e se si ha questo tipo di sospetto è bene contattare rapidamente un senologo per fissare una visita di controllo.

Cosa è il tumore al seno

Il tumore al seno è la patologia maggiormente diffusa tra le donne. Si tratta della crescita anomala di cellule che fanno parte del seno, che determinano la crescita di una massa tumorale al suo interno. Come anche per altri tipi di tumori, la sua origine può essere benigna o maligna.

Nel secondo caso si tratta di una patologia chiaramente più pericolosa che può coinvolgere anche i tessuti che sono in prossimità della ghiandola mammaria o anche altre zone del corpo. Per questo motivo diventa importante ricevere velocemente una diagnosi, ed in questo caso lo specialista potrà indicare con precisione gli esami strumentali da effettuare per avere la certezza.

Quali sono le possibilità di cura?

Le possibilità di cura e guarigione dipendono chiaramente dal momento in cui questo si va di individuare, se in tempo oppure in ritardo, ed all’esatta tipologia di tumore al seno che si è presentata. Esistono dei trattamenti che riguardano ad esempio la chirurgia, ma anche la radioterapia, la chemioterapia e le terapie biologiche.

Questi metodi terapeutici possono essere adoperati da soli o contemporaneamente agli altri, in base delle valutazioni che fa lo specialista circa le condizioni del paziente ed il progredire della malattia.

Come si effettua l’autopalpazione?

L’autopalpazione si effettua in posizione eretta posizionando il braccio esattamente dietro la nuca. In questo momento il seno va esaminato descrivendo piccoli cerchi con i polpastrelli centimetro dopo centimetro.

Si va dunque a effettuare una leggera pressione per andare a percepire eventuali noduli del seno. Si va dopodiché ad affettare la palpazione del cavo ascellare senza tralasciare tutta la zona circostante. Lo stesso tipo di manovra va effettuata anche mettendosi in posizione supina con il braccio piegato sotto la testa.

Nel caso in cui si abbia anche il minimo dubbio o si pensa che possa esservi una sorta di corpo estraneo o comunque qualsiasi tipo di anomalia nel seno, è bene contattare il medico di fiducia o direttamente uno specialista per un esame più approfondito.

Se invece non si riscontra alcun tipo di anomalia, è bene comunque ricordare che questo tipo di esame sul proprio corpo va ripetuto almeno una volta al mese ed è comunque importante sottoporsi ad una visita senologica almeno una volta l’anno.

Come fare manutenzione in giardino durante tutto l’anno?

Oggi il nostro partner Vivai Colleoni di Palazzago, leader e punto di riferimento nel bresciano per la progettazione e manutenzioni di giardini ed aree verdi, ci fornisce qualche utile consiglio. Prendersi cura di un giardino significa dover apportare continuamente degli interventi di manutenzione al fine di garantire alle piante, agli alberi ed al prato le cure adeguate nel corso dell’anno per evitare che possano ammalarsi o deteriorarsi. Per questo motivo è importante acquisire le informazioni di base che consentono di mettere in pratica una manutenzione giardini efficace e che serva a rendere il proprio giardino un luogo estremamente piacevole.

Per curare adeguatamente il giardino ci sono delle cure che vanno apportate tipicamente in specifici periodi dell’anno. In inverno ad esempio è bene mettere in pratica tutti quegli interventi che consentono di prevenire eventuali danni dovuti alle basse temperature. In estate è invece bene fare in modo che le piante non soffrano particolarmente le alte temperature tipiche del periodo estivo così come l’umidità e l’insorgere di eventuali parassiti.

Manutenzione del giardino in estate

Le temperature torride e l’alta umidità che caratterizzano il periodo estivo mettono a rischio la salute di ogni giardino soprattutto a causa delle malattie fungine che si presentano in questi mesi dell’anno, così come la presenza di alcuni parassiti che proprio grazie al calore riescono a proliferare in questo periodo.

Per questo motivo è bene effettuare una corretta irrigazione, ovvero dare la giusta quantità di acqua (né troppa né poca), e soprattutto andare ad annaffiare nel momento giusto della giornata, ovvero al mattino o al tramonto per evitare che l’acqua evapori troppo velocemente.

Manutenzione del giardino in inverno

Il rigido clima invernale richiede necessariamente alcuni interventi da parte nostra per proteggere prato e piante dal freddo eccessivo e preparare al meglio il nostro giardino all’arrivo della Primavera. In tal senso una delle prime cose da fare è rimuovere le foglie cadute dagli alberi mediante un apposito rastrello. Questo è importante perché se le foglie iniziano a macerare vanno a creare delle condizioni favorevoli per l’insorgere di dannosi funghi.

Per quanti vivono invece in zone particolarmente fredde, nelle quali in inverno nevica abbondantemente, è consigliato di adoperare specifici teli realizzati con la microfibra di cotone, che una volta adagiati sul prato consentono di coprirlo nei giorni più freddi proteggendolo così dalle gelate.

Questi sono soltanto alcuni consigli che possono essere utili per prenderti cura del tuo giardino, in estate così come in inverno.

Stop ad auto a benzina e diesel dal 2035: le opinioni degli automobilisti

Via libera al blocco delle vendite di auto nuove a benzina e diesel dal 2035. È quanto ha deciso il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione Europea. La misura, che fa parte dell’ambizioso piano di azione per contrastare il cambiamento climatico, non è però esente da polemiche, e il giudizio si divide tra chi pensa che sia l’unico modo per ridurre le emissioni di gas serra e chi invece afferma che i tempi siano troppo stretti, con il rischio di demolire l’intera filiera automotive italiana. Ma cosa ne pensano gli automobilisti?

Quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente

Secondo una ricerca del Centro Studi di AutoScout24 il giudizio non è positivo, anzi, quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente, con i motori tradizionali che si confermano allo stato attuale ‘insostituibili’. Ma quali sono le motivazioni? Innanzitutto i tempi. Per quasi otto utenti su dieci, il 2035 è una data troppo ravvicinata per un cambiamento così epocale, un parere in linea con i Paesi che chiedono di posticiparne lo stop al 2040. Sul fronte dei costi, per la maggior parte degli utenti (90%) il prezzo delle auto elettriche è troppo alto e distante dal budget medio a disposizione degli automobilisti per l’acquisto di un’auto, dichiarato dagli intervistati dalla ricerca pari a circa 24.600 euro.

La vera barriera è di tipo tecnologico

Ma la vera barriera è di tipo tecnologico, e pochi credono che fra 13 anni ci sarà una vera ‘rivoluzione’ su questo fronte. Secondo l’86% degli intervistati, infatti, il livello tecnologico non è ancora adeguato in termini di batterie e autonomia, senza contare la carenza dell’infrastruttura italiana delle colonnine di ricarica, indicata dall’83% del campione. Una fotografia, quella scattata dalla ricerca, che poco si adatta alle abitudini degli automobilisti, dato che l’83% usa l’auto almeno cinque giorni a settimana, oltre quattro su dieci percorrono in media più di 20mila km l’anno e molti per spostamenti lunghi.

Le auto elettriche sono veramente green?

Poi c’è anche un aspetto ambientale, riporta Adnkronos. Solo pochi sostengono, il 7%, che le auto elettriche siano veramente green considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, ed esprimono dubbi in merito al fatto che la misura servirà realmente a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale (19%). Inoltre, gli intervistati pensano che avremo il problema di come smaltire le batterie (84%). Al contrario, i favorevoli pensano che solo con interventi decisi si potrà promuovere il passaggio verso una mobilità più green. Ma per il momento rappresentano la netta minoranza.

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Come trattenere i dipendenti che vogliono cambiare lavoro?

L’esperienza del Covid e l’introduzione del lavoro agile hanno portato a una diffusa insoddisfazione per la propria occupazione. Un’indagine condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro in collaborazione con SWG, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, dimostra che il 55% dei dipendenti è insoddisfatto della propria occupazione, e il 15% è già passato ai fatti avviando la ricerca di un nuovo lavoro. Come è noto, non si tratta di un fenomeno puramente italiano. Negli Stati Uniti di Great Resignation si parla già dalla primavera 2021, ma non tutti gli aspetti dell’ondata di dimissioni sono comuni a livello internazionale. Cosa spinge quindi gli italiani a voler cambiare lavoro?

I fattori dell’insoddisfazione

Nel 38,7% dei casi a spingere verso una nuova occupazione è l’insoddisfazione, nel 35,4% la voglia di novità, poi la paura di perdere il lavoro (11,8%) e la scadenza del contratto (9,8%). Ma quali sono i fattori che generano insoddisfazione nei lavoratori? Nella maggior parte dei casi si tratta delle scarse opportunità di carriera (40,9%) e dei salari bassi (31,9%), ma per il 49% è necessario che il nuovo lavoro permetta un maggior equilibrio personale, maggior tempo da dedicare a sé stessi e minor carico di stress.
“Lo smart working è una modalità che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perché diventi un’opportunità per il futuro”, commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.

Il lavoro agile vince sull’aumento di stipendio

Nel 2022 l’84,2% di chi lavora in agilità promuove a pieni voti questo modello, in virtù della conciliazione tra lavoro e vita privata. L’introduzione del lavoro agile potrebbe quindi essere un fattore importante per trattenere i talenti. Ma come sottolinea Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, un’azienda deve muoversi su più fronti per ridurre il tasso di turn over: “il datore di lavoro che mira a ridurre le dimissioni volontarie in azienda deve prima di tutto rendere più efficace il processo di selezione del personale, sapendo peraltro che spesso le dimissioni arrivano a pochi mesi dall’assunzione”. Spesso si è poi convinti che per trattenere i talenti l’unica arma efficace sia quella dell’aumento dello stipendio. Un modo di pensare in buona parte superato, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più giovani.

I benefit personalizzati rafforzano il legame tra dipendente e azienda

“Una larga fetta di giovani lavoratori mette davanti agli stipendi le possibilità di sviluppo di carriera e formazione: ecco quindi che l’azienda che desidera trattenere i propri dipendenti dovrebbe investire soprattutto in tal senso”, conferma Adami. In molti casi, ancor più dell’aumento di stipendio, l’introduzione di benefit personalizzati rende più forte il legame tra dipendente e azienda. “Non va poi trascurato un aspetto più generale, relativo al modo in cui l’azienda decide di relazionarsi con i propri collaboratori – aggiunge l’head hunter -: un datore di lavoro che direttamente o attraverso i propri manager mostri di ascoltare i propri dipendenti e di avere fiducia nelle loro capacità e competenze, parte già avvantaggiato”.

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Investimenti in fonti rinnovabili: l’Italia è meno attrattiva

Lo conferma la 59° edizione del report EY Renewable Energy Country Attractiveness Index (Recai): l’Italia arretra dal 13° al 15° posto nell’indice che classifica 40 Paesi in base all’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Una parziale contrazione confermata in parte anche dalla partecipazione alle aste. La settima asta per le energie rinnovabili dell’Agenzia statale per l’energia (Gse) è stata sottoscritta con un totale di 975 MW di capacità, assegnata tra 59 progetti solari fotovoltaici e 18 progetti eolici onshore di 3400 MW disponibili. Valori, questi, che indicano una partecipazione ridotta a tutte le sette aste svolte. Nell’ottava asta il Gse metterà a disposizione 3300 MW di capacità non aggiudicata nei round precedenti.

Un fattore che ostacola gli investimenti è il processo approvativo

Un fattore che ostacola gli investimenti nel settore delle rinnovabili in Italia, e che viene sollevato come priorità di intervento da tanti operatori, è il processo approvativo di nuovi investimenti e repowering. Questo processo richiede il consenso delle autorità locali da cui dipendono in larga parte le tempistiche talvolta molto lunghe di approvazione, e quindi, di realizzazione dei progetti.
Proprio per questo motivo, attualmente si sta valutando un’eventuale proposta di semplificazione burocratica, che contribuirebbe a migliorare il posizionamento dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

Evoluzione tecnologica e disponibilità di risorse naturali

Nonostante il ranking italiano in ribasso, lo stato dell’arte delle rinnovabili nel Paese sta attraversando una fase di significativa trasformazione, in quanto il mercato sta evolvendo grazie a una serie di fattori che favoriscono un forte interesse nell’investire. Tra i fattori principali, i livelli bassi il costo di produzione (LCOE sotto ai 50 €/MWh) e in costante riduzione, grazie all’evoluzione tecnologica e alla buona disponibilità di risorse naturali. A favorire gli investimenti in questo ambito è anche lo sviluppo di contratti di PPA (Power Purchase Agreement) che permettono a stakeholder privati di siglare accordi bilaterali per sostituire parte del proprio approvvigionamento energetico con energia prodotta da impianti rinnovabili.

Il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia

Inoltre, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica oggi sono incredibilmente alti, comportando un maggiore interesse per l’energia green, meno competitiva sul mercato, perché ha un prezzo inferiore, stabile e non oggetto alle fluttuazioni delle altre commodity.  Il differenziale elevato tra valore della commodity (ovvero il prezzo all’ingrosso dell’energia) e il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia elettrica, ovvero quella di vendere l’energia non a un prezzo pari o simile ai costi di produzione, ma a un valore intermedio rispetto al più elevato PUN (Prezzo Unico Nazionale). Questa opportunità, riporta Adnkronos, è ancora più attrattiva, dal momento che in Italia il mercato presenta un numero finito di nuovi progetti e una crescente domanda. Con l’aumentare dell’offerta e un’auspicabile riduzione del PUN, tale deviazione dovrebbe sgonfiarsi e riportare i valori degli scambi in linea con le previsioni passate.

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Viaggiare in Europa durante e dopo la pandemia

Per valutare l’impatto della pandemia sul settore viaggi Omio, piattaforma di viaggio multimodale, ha lanciato un Rapporto Europeo sulla Mobilità. Il report mostra alcune tendenze di viaggio, e in Italia la prima evidenza è che i viaggi hanno resistito alla pandemia. Dopo l’impatto significativo della prima ondata di Covid-19 nel 2020, quelle successive hanno avuto un effetto sempre minore sul settore, con un numero sempre maggiore di persone che hanno deciso di prenotare un viaggio.
I dati di ogni Paese mostrano che i cittadini di Regno Unito e Spagna hanno viaggiato molto di più nel 2021 rispetto al 2020, mentre i dati di Germania e Italia suggeriscono maggiore cautela, con una crescita più lenta dei viaggi nel 2021.

Mezzi di trasporto colpiti in modo diverso

Quanto al settore del trasporto aereo, secondo i dati Omio tra il 2019 e il 2021 ha registrato un calo significativo dei voli a corto raggio (meno di 400 km). In generale, gli spostamenti su lunghe distanze (oltre 800 km) sono diminuiti del 25% rispetto al periodo pre-pandemia, e quelli su distanze medio-lunghe (400-800 km) hanno registrato un -10%. In pratica, i mezzi di trasporto sono stati colpiti in modo diverso. I treni, ad esempio, hanno assistito a una crescita del numero di passeggeri durante il periodo 2019-2021, mentre sono diminuiti quelli di voli e autobus.

Boom di viaggi nazionali

Rispetto ad altri Paesi, l’Italia ha registrato solo piccole variazioni percentuali nel numero di persone che viaggiano in base alla modalità: i viaggi in treno hanno registrato una variazione del 10% (in aumento o in diminuzione) e quelli in aereo sono calati solo del 30% nell’aprile 2020, mentre in tutti gli altri Paesi sono calati del 55-75%. Nel complesso, si evidenzia un aumento consistente del numero di viaggi all’interno del territorio nazionale. Questo vale anche per l’Italia, dove, i viaggi internazionali si sono dimezzati nel periodo gennaio 2019-dicembre 2021. La Germania rappresenta l’unica eccezione in Europa. Secondo lo studio di Omio, i viaggiatori hanno anche preferito esplorare i sentieri meno battuti rispetto alle destinazioni più popolari.

Prenotazioni sempre più last minute

Ma con l’incertezza della pandemia, le prenotazioni all’ultimo minuto sono raddoppiate, con oltre il 20% dei viaggi prenotati il giorno stesso del viaggio. Nel 2021, le prenotazioni last minute hanno raggiunto un picco del 25% circa, mentre nel 2019 era più vicino al 10%. Gli italiani sono stati quelli che hanno scelto di più il last minute, prenotando due o un giorno prima, se non addirittura il giorno stesso. Dal momento che viaggiare in gruppo non era un’opzione percorribile durante la pandemia, molti hanno scelto di viaggiare in ‘solitaria’. Tuttavia, i viaggi di gruppo sono in ascesa, e già da fine 2021 le due tipologie di viaggio hanno iniziato a registrare gli stessi numeri, anche se il rapporto 2 a 1 dell’estate 2019 è ancora lontano.

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Nel 2024 il Wi-Fi sarà sensing

Potrebbe consentire alle reti di diventare più interattive, applicare nuovi livelli di automazione e portare alla luce nuovi servizi per gli utenti in ambiti quali informazioni sulla salute, privacy e relax. Si chiama Wi-Fi sensing, il nuovo protocollo che farebbe fare un salto alle applicazioni smart home, l’assistenza alla persona, la sicurezza degli edifici, e l’ospitalità. In arrivo nel 2024, con lo standard IEEE 802.11bf, il Wi-Fi sensing è il futuro del Wi-Fi. Almeno, stando alle ultime indicazioni della Wireless Broadband Alliance, associazione di imprese nata nel 2003 per promuovere l’interoperabilità tra operatori del settore, che l’ha messo al centro delle sue ultime linee guida. Le imprese che fanno parte dell’associazione comprendono AT&T, Orange, LG, Intel ed Ericsson, Airties, Boingo Wireless, Broadcom, BT, Cisco Systems, Comcast, Deutsche Telekom AG, Google, Intel e Viasat.

Un cambio di passo per i fornitori di servizi

“Il Wi-Fi sensing – così si legge nel paper Wi-Fi Sensing — Deployment Guidelines della Wireless Broadband Alliance – è una tecnologia nuova e in rapido sviluppo che mira a rivoluzionare il modo in cui le persone utilizzano le reti Wi-Fi in tutto il mondo”.
Secondo Tiago Rodrigues, ceo di Wireless Broadband Alliance, “Il Wi-Fi sensing pone le basi a fornitori di servizi Wi-Fi per espandersi in una varietà di nuovi entusiasmanti mercati, tra cui l’assistenza sanitaria, la sicurezza domestica, l’automazione degli edifici e altro ancora”.

Da standard di comunicazione a nuovo paradigma sensoriale

Lo standard Wi-Fi 802.11bf, su cui poggerà questo sviluppo del Wi-Fi, è stato implementato dall’IEEE 802.11bf Task Group di Francesco Restuccia, ingegnere informatico e ricercatore presso la Northeastern University di Boston. In un articolo scientifico lo studioso ha descritto così le caratteristiche della nuova tecnologia di connessione wireless: “Quando lo standard 802.11bf sarà pronto e presentato dall’IEEE a settembre 2024, il Wi-Fi smetterà di essere solo uno standard di comunicazione per diventare un nuovo paradigma sensoriale”.

Rileva anche i parametri biometrici

Il Wi-Fi sensing sfrutta i segnali Wi-Fi esistenti per rilevare il movimento, tra cui i gesti e i parametri biometrici, cambiando il modo in cui le persone utilizzano le reti Wi-Fi e creando nuovi modelli di business e fonti di ricavo per le imprese. Come riferisce Agi, uno dei passaggi più interessanti del documento fa riferimento all’Intelligenza Artificiale. Questa tecnologia, secondo la visione della Wireless Broadband Alliance, consentirebbe alle reti Wi-Fi di diventare una fonte di intelligenza artificiale per soluzioni preventive, e basate sull’analisi dei dati che potrebbero ridefinire il nostro concetto di smart home. 

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Acquisti: abitudini digitali ed esperienze reali di Gen Z e Gen Alpha

Quali fattori permetteranno ai brand di attirare i consumatori di domani, gli appartenenti alla Gen Z e alla giovanissima Generazione Alpha? Riscoperta e nuovo ruolo del negozio fisico in ottica multicanale, sostenibilità sociale e ambientale come value proposition, e nuove chiavi di coinvolgimento dei clienti, dagli assistenti vocali al metaverso. Sono queste le tendenze evidenziate dalla ricerca L’evoluzione del Consumer Engagement di domani, condotta dagli studenti del MAFED di SDA Bocconi, e promossa da Salesforce. Di fatto, il negozio fisico diventerà un centro di esperienza, non più necessariamente di acquisto. Il 53% dei Gen Z acquista ancora in negozio, un’abitudine che continua anche tra i Gen Alpha, che vedono però sempre meno una linea di demarcazione netta tra e-commerce e shopping fisico.

Dai commessi ai ‘manager di aspettative’

Nei negozi di domani, i commessi non saranno più semplici store assistant, ma sono destinati a diventare ‘manager di aspettative’, in grado di fornire un vero e proprio servizio di consulenza personalizzato. E se prima la sostenibilità era ritenuta un ‘nice to have’, adesso è una condizione necessaria, e per le nuove generazioni è scontato che i brand da cui acquistano abbiano un forte commitment in termini di sostenibilità ambientale e di sostenibilità sociale. Tuttavia, per i più giovani il costo in più della sostenibilità deve essere parte della value proposition del brand, e non un markup a carico del cliente.

I brand devono avere un’identità sonora

Cresciuti con una stimolazione multisensoriale rispetto all’universo digitale (vedi gli assistenti vocali come Alexa o Google Assistant), i giovanissimi si aspettano che anche i brand abbiano un’identità sonora. Questo per i brand significa necessariamente dover dare nuova importanza anche alla capacità di costruire stimoli basati sul senso della voce, anche per la modalità di acquisto e assistenza.
Inoltre, la realtà dev’essere aumentata anche per il brand. Il metaverso, e le nuove piattaforme di gaming e di AR/VR diventano quindi essenziali. Non solo per saper comunicare con le generazioni più giovani, ma anche perché danno alle aziende la possibilità di creare prodotti digitali fondamentali per creare awareness. Ad esempio, collezioni in edizione limitata da mettere in vendita solo in alcuni negozi.

Dalla velocità nelle consegne al second-hand

Dalla velocità nelle consegne all’importanza crescente del second-hand fino alla necessaria trasparenza dei programmi di fidelizzazione, i marchi della moda e del lusso devono imparare a intercettare i trend di cui le nuove generazioni non possono più fare a meno. Le nuove generazioni hanno un tempo di attenzione sempre più limitato, per loro il concetto di e-commerce coincide con il concetto di consegna immediata. Per il 42% dei Gen Z, poi, il reselling è una pratica consueta.  E le nuove generazioni identificano la community anche con la possibilità di fare scambi, noleggi o vendite di prodotti second-hand. Una modalità di sharing di abiti, o accessori e prodotti che fanno parte della loro vita.

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TikTok è l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022

La crescita di TikTok è inarrestabile. In base al rapporto appena pubblicato da Sensor Tower, “Q1 2022: Store Intelligence Data Digest Report”, TikTok risulta essere l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. TikTok è stato scaricato più di 175 milioni di volte a livello globale nel primo trimestre dell’anno. Sull’App Store, TikTok ha avuto oltre 70 milioni di download, ottenendo il primo posto della classifica. Questa è la terza volta che TikTok supera i 70 milioni di download dall’App Store in un solo trimestre. L’applicazione è stata scaricata 115 milioni da Google Play Store. Con questi numeri, è stata la terza app più scaricata sul Play Store a livello globale.

Un successo senza precedenti

TikTok ha anche superato i 3,5 miliardi di download da quando è stata lanciata sul mercato. È la quinta app a raggiungere i 3,5 miliardi di download complessivi nonché l’unica non di proprietà della società madre di Facebook, Meta. Le prime cinque posizioni insieme a TikTok, infatti, sono occupate da Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram. Per farsi un’idea del successo, basta pensare che nessuna app ha avuto più download di TikTok dall’inizio del 2018. In riferimento al mercato degli Stati Uniti, TikTok è stata l’app più scaricata con 19 milioni di download complessivi. L’app è stata la migliore negli Stati Uniti dal primo trimestre del 2021. Di questi 19 milioni di download complessivi, 13 milioni provengono dal solo App Store.

Nuove funzionalità in arrivo

TikTok ha superato i 10 milioni di download sull’App Store per nove trimestri. I numeri di download di TikTok sono vicini ai 6 milioni sul Google Play Store. Ed è stata l’app migliore sul Play Store negli ultimi tre trimestri.
TikTok, diventata famosa per la possibilità di condividere brevi video, è la piattaforma di social media in più rapida crescita. È costantemente una delle app più scaricate a livello globale. E ancora una volta, TikTok è diventata l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. Le sue tendenze e il suo algoritmo originale sono tra i fattori che ne hanno decretato il successo.  Oltre a ciò, ByteDance, la società madre di TikTok, ha costantemente aggiunto nuove funzionalità. Tra queste, una delle più recenti aggiunte riguarda il  pulsante Non mi piace nei commenti. 

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Post-Covid: gli italiani consumano più surgelati

Pandemia e smart woking fanno crescere il consumo di cibi surgelati: oggi, il 98% dei nostri connazionali li consuma. Dal 2020 a oggi il 54% degli italiani ha aumentato il consumo di questi prodotti, in modo più marcato al Sud e fra i giovani e nelle famiglie con figli piccoli. Tanto che queste ultime, insieme agli under 35, risultano i consumer più frequenti di prodotti sottozero, in media più di 2 volte a settimana. Il boom di consumi di prodotti sottozero registrato nello scorso biennio risulta evidente anche dall’aumento del consumo pro-capite, che nel 2020 ha superato i 15 kg annui.
Bva Doxa, in collaborazione con l’IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati), ha fotografato i nuovi trend del comparto, scoprendo com’è cambiato il freezer degli italiani nell’ultimo biennio e il loro approccio al consumo di frozen food.

Nel freezer entrano prodotti sottozero mai provati prima

L’incremento dei consumi di surgelati si riflette anche in un aumento della varietà: il 74% degli intervistati dichiara di aver messo nel proprio freezer prodotti sottozero mai provati prima (vegetali, snack, pizze, pesce, piatti pronti). Verdure, pesce e pizze surgelate si confermano i prodotti sempre presenti nei freezer, anche nel post Covid. Ma con alcune differenze: i vegetali sottozero risultano i più amati dai single e dalle coppie senza figli (44%), mentre i prodotti ittici in versione frozen conquistano sempre più spazio sulle tavole delle famiglie con bambini (40%) e al Centro Italia.

Non mancano i piatti pronti 

Pizze, snack e patate fritte ottengono il 26% delle preferenze di tutti, che sale al 29% al Nord-Est e al 30% nei nuclei familiari con figli piccoli. Non mancano nel freezer anche i piatti pronti (13%), alimenti pratici che continuano a essere scelti anche dopo la prima fase di pandemia, e che risultano più presenti nei freezer dei single senza figli (16%) e al Centro Italia (15%). Nel freezer delle famiglie con figli grandi, invece, c’è posto per tutti i prodotti surgelati: il 30% compra dagli ittici ai vegetali, dalle pizze agli snack. E il 43% dichiara di fare scorte congelando autonomamente anche alimenti come pane, carne, sughi o altre preparazioni casalinghe, soprattutto al Nord-Est.

Il principale driver d’acquisto è la praticità

Per tutte le categorie merceologiche sottozero, il principale driver d’acquisto si conferma la praticità (70%), soprattutto per le donne, al Nord-Est e nella fascia d’età 35-54 anni. Seguono la possibilità di variare il menu (37%), in particolare per le famiglie con figli piccoli, e la riduzione degli sprechi (25%), soprattutto le coppie senza figli. Rilevanti anche il contenuto nutrizionale (il 22% considera i surgelati analoghi ai prodotti freschi), e la convenienza (22%), soprattutto al Sud e nelle famiglie con figli. Per il 17% del campione, poi, i frozen food sono anche un aiuto a risparmiare. Lo confermano in particolare gli under 35 e i single senza figli.

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La “realtà” entra nel mirino del cybercrime

Come vere e proprie armi, anche gli invisibili bit possono prendere il controllo o colpire cose reali. Automobili, ospedali, aerei, acquedotti e centrali elettriche devono fare i conti con gli attacchi cyber. Il pericolo che possano essere controllati da malintenzionati dall’esterno esiste concretamente. Se la digitalizzazione ha aperto scenari rivoluzionari, come l’interconnessione di macchinari all’interno della catena di produzione, o il controllo remoto della propria casa, una realtà sempre più digitalizzata porta con sé anche grandi sfide per la sicurezza. Due mondi che si incontrano portano tanti vantaggi, ma anche ‘nemici’. Così il mondo cyber entra in quello fisico dalle porte di ingresso digitali, e sono diventati realtà attacchi che solo fino a poco fa erano pensabili solo nella fantascienza. Come quello che a marzo ha penetrato la rete idrica della Florida e ha manomesso i livelli di acidità dell’acqua potabile.

I pericoli della digitalizzazione

Sui pericoli della digitalizzazione c’è ancora troppa poca consapevolezza. L’85% degli attacchi informatici supera infatti le difese a causa di disattenzioni umane.
“Spesso si pensa agli attacchi cyber come una sola questione di dati, come ricatti o furti di informazioni, ma ora sono in crescita anche attacchi capaci di bloccare o distruggere infrastrutture reali – spiega Stefano Bordi, Direttore della Cyber & Security Academy di Leonard -. Un settore che va sotto il nome di cyber physical”. Un fenomeno reso appunto possibile dall’incontro di due mondi, digitale e analogico.

Uno dei grandi problemi è la mancanza di consapevolezza

“Esattamente come nel mondo reale – ha aggiunto Bordi – esiste un mercato nero di armi cyber in vendita per compiere azioni criminali di ogni tipo”.
Per contrastare i cyber criminali, come nel mondo reale esistono tante contromisure, ma uno dei grandi problemi è la mancanza di consapevolezza. È anche questo uno dei motivi della nascita della Cyber & Security Academy di Leonardo, un centro che ambisce a fornire le competenze e le capacità necessarie per fronteggiare le minacce alla sicurezza e supportare la transizione digitale a settori quali Difesa, Pubblica Amministrazione, infrastrutture critiche e imprese.

La sicurezza è un settore ancora considerato come un costo

All’interno della Cyber & Security Academy di Leonardo, riferisce Ansa, sono a disposizione strumenti molto potenti, come le piattaforme Cyber Range e Cyber Trainer, in cui replicare scenari di ‘battaglia cyber’ per addestrare personale, identificare eventuali debolezze delle infrastrutture e formare quante più persone possibile in Italia e in Europa.
“Servono strumenti di difesa sempre più efficaci, ma soprattutto più consapevolezza a tutti i livelli nel curare la sicurezza – commenta Bordi -. Un settore visto ancora spesso come un costo”. Ma serve anche tanta formazione.

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Fuori casa, torna la voglia di pranzi, cene e aperitivi

Torna la voglia di uscire per condividere omenti piacevoli con gli amici.E, come prima della pandemia, gli italiani mostrano di volersi incontrare in bar e ristoranti per colazioni, pranzi, aperitivi e cene. D’altronde, negli ultimi due anni il 68,2% degli italiani (e il 78,1% dei giovani) ha avuto nostalgia dei momenti di convivialità trascorsi di solito nei locali pubblici. Il 71,1% della popolazione afferma che tornerà con uguale o maggiore frequenza a fare colazione fuori casa nei bar o nelle pasticcerie, il 68,9% tornerà a mangiare al ristorante o in trattoria, il 65,9% tornerà a consumare aperitivi e apericene in wine bar, enoteche o brasserie. Il 21,7% (il 40,9% dei giovani) è intenzionato a frequentare di più i luoghi della convivialità. Già oggi all’88,4% capita di pranzare o cenare negli esercizi pubblici e al 64,5% di incontrarsi con amici e colleghi per un aperitivo. È quanto emerge dal Rapporto «Il valore economico e sociale della distribuzione Horeca nel post Covid-19» realizzato dal Censis in collaborazione con Italgrob, la federazione italiana dei distributori Horeca (hôtellerie-restaurant-café).

Il buono e bello della vita

L’89,1% degli italiani considera i luoghi del fuori casa una importante fonte di lavoro e di reddito, e uno stimolo per l’attività delle imprese locali. Per l’88,3% la presenza di una rete di bar, caffè, pasticcerie, enoteche e ristoranti è importante per assicurare la buona qualità della vita, rendendo i territori vitali e aperti alla relazionalità. Il 68,8% è convinto che la presenza degli esercizi pubblici renda i luoghi anche più sicuri e frequentabili. Il 67,3% (il 74,8% dei giovani) ritiene che proprio la presenza dei locali consenta di organizzare al meglio la movida, evitandone le degenerazioni. Invece l’assenza degli esercizi pubblici condanna i territori al declino economico e al degrado sociale.

Prima scelta per trascorrere il tempo libero 

Ristoranti e trattorie sono la prima opzione degli italiani per i pranzi o le cene con gli amici nel tempo libero: 52,2%. Il 38,0% invece rimane in casa a cucinare anche nel tempo libero e il 9,8% sceglie il food delivery. Lo stesso vale per gli aperitivi: il 65,0% preferisce gli esercizi pubblici, il 27,3% il salotto di casa e il 7,7% si fa consegnare cibi e bevande a domicilio. Per festeggiare lauree, battesimi e comunioni gli italiani prediligono di gran lunga il fuori casa: 71,6%. Solo il 21,9% festeggia in casa e il 6,5% si rivolge ai servizi di asporto. Anche per celebrare ricorrenze, matrimoni e compleanni si privilegiano i locali pubblici (63,8%) rispetto alla cucina casalinga (29,1%) o all’home delivery (7,1%). Invece per le feste comandate vincono le soluzioni domestiche: 73,9%. In queste occasioni solo il 18,8% sceglie gli esercizi pubblici e il 7,3% il food delivery.

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