Che cos’è la massoterapia?

La massoterapia consiste in una sequenza di manipolazioni effettuate direttamente dal terapeuta sul corpo del paziente.

Tramite la massoterapia dunque, il professionista va ad esercitare dei movimenti sui tessuti molli del nostro corpo allo scopo di diminuire il dolore percepito o alleviare i fastidi che possono essere causati da stress, cattiva o errata postura o un trauma.

La massoterapia non ha praticamente effetti collaterali e non ha alcun tipo di controindicazione, per questo può essere adoperata per risolvere i problemi di tutti a prescindere dalla condizione individuale.

Gli effetti benèfici della massoterapia

Grazie alla massoterapia è possibile ottenere particolari benefici, che possiamo riassumere nell’elenco che segue:

  • Alleviare il sistema nervoso
  • Lenire i muscoli
  • Migliorare l’elasticità dei tessuti
  • Migliorare il benessere della persona
  • Favorire la circolazione

Come facilmente intuibile dunque, molti dei problemi che accusiamo quotidianamente possono essere risolti tramite la massoterapia.

Un bravo professionista è infatti in grado di effettuare le giuste manipolazioni che consentono di ottenere un gran sollievo e la risoluzione di problemi piccoli e grandi, grazie alla quale è possibile migliorare la qualità della vita.

Proprio grazie alla risoluzione di problemi come quelli citati, e grazie ai benefici di cui sopra, tante persone riescono a risolvere brillantemente piccoli acciacchi o disturbi che altrimenti impediscono di riposare bene.

Quel che forse non sapevi sulla massoterapia

La massoterapia, ovvero la manipolazione dei tessuti del corpo umano, è una tecnica antichissima il cui effetto terapeutico è noto sin da tempi remoti.

Essa consente Tra l’altro di eliminare o ridurre notevolmente il dolore percepito, il che è già di per sé un grande risultato.

Esistono diversi tipi di manovre, ciascuno dei quali è adatto per un particolare tipo di cura. Tutto dipende dunque da quelli che sono i sintomi che il paziente accusa e dai risultati che si desiderano ottenere.

In base al tipo di problematica riscontrata, possono essere necessarie più sedute per raggiungere lo scopo prefissato. Esistono specifici corsi di massoterapia altamente qualificati, il cui scopo è quello di formare professionisti specializzati ed in grado di applicare le tecniche più proficue ed avanzate.

Le tipologie più comuni di massaggi terapeutici

Come accennato, esiste una tipologia di massaggio specifica per ogni tipologia di problema che si intende trattare e risolvere. I più comuni sono:

  • Percussione
  • Frizione
  • Vibrazione
  • Pétrissage
  • Effleurage

Alcuni di questi servono a migliorare la circolazione nei capillari, altri favoriscono la rigenerazione della pelle o l’eliminazione delle tossine.

Altri ancora hanno L’importante potere di avere un effetto analgesico, altri ancora stimolano e sviluppano la contrattilità muscolare o stimolano la circolazione.

Appare evidente dunque che tanti dei problemi, più o meno fastidiosi, che avvertiamo quotidianamente sul nostro corpo, possono essere risolti grazie alla massoterapia.

Quanto dura una seduta di massoterapia e come si svolge?

Solitamente la seduta di massoterapia dura dai 10 ai 45 minuti, in base al tipo di trattamento ed al risultato che si desidera ottenere. Per quel che riguarda il suo svolgimento, il paziente deve rimanere sdraiato su un apposito lettino mentre il terapista effetto le sue manipolazioni.

In particolar modo egli si concentrerà sui grandi gruppi muscolari, rispettando sempre il senso della circolazione venosa.

Questo è un accorgimento che è utile a migliorare la circolazione del sangue favorendo al tempo stesso la sedazione di un’eventuale sensazione di dolore avvertita dal paziente.

Conclusione

Grazie alla massoterapia è possibile dunque risolvere tanti dei problemi che avvertiamo quotidianamente, migliorando così la qualità della nostra vita.

Chiaramente è importante scegliere adeguatamente il professionista cui affidarci, dato che dalla sua abilità e dall’esperienza dipende buona parte del risultato che otterremo.

Come riconoscere i sintomi del Covid-19

Quando la temperatura del corpo comincia a salire, in questo periodo è normale avere timore di aver contratto il Coronavirus.

Esso altro non è che un virus respiratorio che ha generato la pandemia che stiamo vivendo ormai da circa 2 anni. La sua sintomatologia è del tutto simile a quella di una influenza per cui diventa difficile distinguerlo.

I pazienti che ne sono interessati presentano solitamente febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie e tipicamente anche tosse. Il problema è che in alcuni casi, e in alcuni soggetti, questo virus è in grado di sviluppare problematiche che rendono necessario il ricovero ospedaliero.

Ecco perché quando si hanno già dei primi sintomi di influenza si cerca di capire se si tratti di Covid-19 o meno, così da poter intervenire con largo anticipo.

Andiamo allora vedere in che maniera è possibile riconoscere i sintomi del Covid-19 e dunque andare ad eliminare ogni eventuale dubbio circa una eventuale infezione da parte nostra.

I sintomi del Covid-19

Solitamente chi contrae il Covid-19 accusa una sensazione di malessere generale associata a febbre e tosse secca, ma non solo. Uno dei tipici segnali, Sebbene non sia univoco, è quello dell’olfatto che diminuisce.

Non si è più infatti, per qualche giorno, in grado di distinguere odori e sapori. Ciò avviene in misura differente in base a ciascun paziente. Sì accusano inoltre un certo affanno e respiro corto, oltre la sensazione generica di stanchezza e indolenzimento sia a livello muscolare che articolare.

Spesso i pazienti interessati da Covid-19 riscontrano una certa congestione nasale e mal di gola. La febbre non sempre arriva e in alcuni casi non va oltre i 38°.

La tosse è invece fastidiosa e descritta come alquanto insistente. Come accennato vi è anche una perdita del gusto e dell’olfatto che può durare da qualche giorno a due settimane.

In casi più rari il Covid si presenta con disturbi gastrointestinali come ad esempio la diarrea o la nausea.

Quanto dura l’incubazione del Covid-19?

Per periodo di incubazione si intende quell’arco di tempo che va a partire dal momento del contagio sino alla comparsa della prima sintomatologia. Questo periodo va dai due giorni fino ad un massimo di quattordici.

Nei pazienti interessati da Covid-19 in genere il quadro sintomatologico si presenta a partire dal quinto o dal sesto giorno dal momento del contagio.

Quali sono le conseguenze del Covid-19?

La grande maggioranza delle persone interessate da Covid-19 ha una altissima probabilità di guarigione: in moltissimi casi infatti non è necessario il ricovero ospedaliero.

I pazienti possono dirsi completamente guariti nel momento in cui la febbre scompare, così come i sintomi del virus. Inoltre è necessario effettuare un tampone rinofaringeo o faringeo che dia esito negativo.

Per quel che riguarda invece i casi che possiamo definire più gravi, è possibile che si sviluppino delle importanti polmoniti che possono comportare una insufficienza respiratoria.

Chiaramente, così come tutte le altre malattie che riguardano l’apparato respiratorio, il Covid-19 può essere causa di problematiche blande quali tosse e raffreddore, ma avere anche sintomatologie più severe come ad esempio la polmonite.

È buona norma comunque richiedere il parere di uno specialista o un teleconsulto medico se si sospetta che i sintomi che si avvertono possano essere riconducibili al Covid-19.

In questa maniera sarà possibile sciogliere ogni dubbio, il che è molto importante anche per le altre persone che vivono in casa o per colleghi di lavoro e tutte quelle altre persone con le quali si entra in contatto quando non si era ancora scoperta una eventuale positività al virus.

Perché rinnovare un salone da parrucchiere?

Se ti stai chiedendo quali siano i motivi veramente validi per rinnovare un salone da parrucchiere, probabilmente alla base di questa tua domanda c’è già la percezione di una necessità.

Probabilmente ti sarai reso conto che parte della tua clientela ti ha abbandonato per passare alla concorrenza, e che dunque il fatturato mensile non è più quello di una volta. Partendo infatti dal presupposto che la gente ha sempre necessità di tagliare i capelli o curare il proprio look, se i clienti all’interno del tuo locale oggi scarseggiano è semplicemente perché preferiscono i servizi di un tuo competitor.

Fai bene allora a questo punto a cercare di capire cosa poter fare per porre rimedio alla situazione e recuperare la clientela persa.

In quest’ottica, va proprio detto che rinnovare i locali è una delle cose che potresti effettivamente fare per riconquistare i clienti e spingerli a tornare a provare i tuoi servizi.

Perché è importante rinnovare il tuo locale?

Devi sapere che con gli anni che passano, gli arredi che hai comprato quando hai avviato la tua attività sono nel frattempo diventati obsoleti o comunque mostrano di avere qualche annetto e segni di usura.

Nel complesso tutto ciò si traduce in un aspetto piuttosto vintage se non addirittura vecchio.

Contemporaneamente tanti tuoi competitors, anche nel tuo quartiere, nel frattempo hanno avviato anche essi questo tipo di attività ma al posto tuo al momento hanno degli arredi che sono nuovi e perfettamente in grado di stupire e affascinare il cliente.

È logico pensare dunque che i clienti preferiscano recarsi dalla concorrenza piuttosto che nel tuo locale, nonostante i tuoi sforzi.

Le tue attrezzature da lavoro sono di nuova generazione?

Quel che vale per i mobili e gli arredi in genere vale anche per le attrezzature da lavoro. Gli strumenti che adoperi ogni giorno sono moderni dal punto di vista del design oltre ad essere funzionali?

Danno l’impressione di essere degli strumenti di qualità in grado di garantire risultati migliori, o sembrano semplicemente degli strumenti piuttosto obsoleti o comuni come quelli che si hanno in casa?

Se la risposta a queste domande è un sì, e se dunque molte delle cose che è possibile ammirare dentro il tuo salone sono obsolete, è arrivato il momento di rinnovare i tuoi locali incluse le attrezzature.

Scegli per questo di acquistare forniture per parrucchieri che siano certamente utili a migliorare la qualità del tuo lavoro, ma anche accattivanti e dal design moderno.

In questa maniera darai certamente un aspetto più alla moda e accogliente al tuo locale, con tutti i vantaggi che ne derivano per quel che riguarda la percezione della tua attività.

Cosa rischio se non rinnovo?

I clienti, si sa, sono attratti da ciò che è nuovo e bello. Dunque se con il passare degli anni i tuoi arredi ed i tuoi locali in genere cominciano a diventare obsoleti o addirittura vintage, il rischio è che pian piano la tua affezionata clientela comincerà a cercare un altro parrucchiere.

Tutti infatti preferiscono essere serviti in locali moderni, puliti, ben illuminati ma soprattutto che siano alla moda.

Conclusione

Se vuoi curarti dell’aspetto fisico e dell’apparenza dei tuoi clienti dunque, comincia innanzitutto a prenderti cura del modo in cui appaiono i tuoi locali se vuoi che la tua attività continui ad avere il successo che l’ha contraddistinta in tutti questi anni.

Il resto viene da sé, ma questa è la base per una attività imprenditoriale di successo ed in grado non soltanto di acquisire nuovi clienti, ma di mantenere nel tempo un legame indissolubile con ogni singola persona che abbia provato i tuoi servizi.

Quale acqua bere in base alle sue caratteristiche?

Non tutti i tipi di acqua hanno lo stesso sapore, né hanno tutte la stessa composizione a livello di sali minerali. Quel che è certo è l’acqua che offre vari benefici per la salute: scegliere quella più appropriata è un bene per la nostra salute.

I vari tipi di acqua minerale hanno un fattore comune: sono libere sia da elementi chimici che dai microbi. Ma la loro composizione minerale varia a seconda del tipo di roccia attraverso cui filtra e del tempo, della profondità e della temperatura durante il suo viaggio nel sottosuolo.

Inoltre la sua composizione è consultabile sulle etichette delle bottiglie, il che ci consente di scegliere quella più adatta alle nostre esigenze.

E l’acqua del rubinetto? Essa proviene in gran parte dall’acqua piovana che raggiunge i bacini idrici e gli impianti di trattamento. È potabile dato che rispetta scrupolosamente le norme di sicurezza e, quindi, non è dannosa per la salute, anzi.

Il suo sapore, che può essere più o meno gradito in base ai gusti, varia a seconda delle zone.

Composizione diversa, beneficio diverso

La diversa composizione minerale dell’acqua influenza il nostro organismo nelle varie fasi di vita. Queste sono alcune varietà di acqua ed i principali benefici per la salute che forniscono:

Durante l’infanzia:

  • L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) raccomanda l’uso di acqua minerale naturale in bottiglia nei bambini, che dovrebbero bere 0,6 litri al giorno nel primo anno di vita e 1,8-2,6 litri nell’adolescenza.
  • L’acqua minerale naturale è la bevanda non nutritiva che dovrebbe accompagnare il bambino sia durante i pasti che al di fuori di essi, come sana abitudine di vita che previene il sovrappeso e l’obesità.
  • La composizione chimica stabile e nota permette al pediatra di indicare determinate marche in base alla concentrazione di sodio, calcio e fluoro, principalmente.
  • L’acqua minerale naturale non habisogno di essere bollita per preparare le pappe nel primo anno di vita, poiché è di origine pura.

Nelle donne:

  • L’acqua minerale naturale svolge un ruolo fondamentale in gravidanza, favorendone il corretto sviluppo, o durante l’ allattamento , preservando la quantità e la qualità del latte materno.
  • Il corretto consumo di acqua durante la menopausa , oltre a ridurre gli effetti dell’invecchiamento su pelle e ossa, mantiene il peso corporeo.
  • Bere acqua minerale, ad esempio acque ricche di selenio, aiuta ad aumentare i livelli di antiossidanti, riducendo gli effetti dannosi sulla pelle. Questa abitudine è più importante in menopausa poiché il calo degli ormoni provoca pelle secca.
  • Nutrienti come fluoro, calcio, fosforo e magnesio agiscono sulle ossa e aiutano nella prevenzione dell’osteoporosi .

Negli adulti, in generale:

  • L’acqua minerale controlla l’ipertensione arteriosa nelle diete povere di sodio.
  • Le acque ricche di calcio, magnesio e solfati sono consigliate per la prevenzione cardiovascolare dato che agiscono sul metabolismo, riducendo il rischio di coagulazione del sangue e malattie cardiache fatali.
  • Le acque bicarbonate sono le più indicate nei casi di diabete , in quanto producono una risposta glicemica inferiore

Negli anziani:

  • È importante in questa fase avere un apporto nutritivo e, soprattutto, un livello di idratazione costante.
  • Negli anziani c’è una diminuzione della percezione della sete nonostante abbiano necessità di un buon apporto di acqua.
  • Conviene insistere sulla necessità che essi bevano acqua, anche se non avvertono la sete, in maniera graduale durante la giornata.

Dunque abbiamo bisogno di bere della buona acqua, ben bilanciata, in tutto l’arco della nostra vita. Eccezion fatta per i neonati, i quali necessitano di un’acqua particolarmente leggera, possiamo avere tutta la buona acqua di cui abbiamo bisogno direttamente dal rubinetto di casa.

È preferibile infatti scegliere il miglior depuratore acqua per la propria abitazione per avere la certezza che questa non presenti impurità, microbi o batteri. Inoltre non avremmo così più nemmeno il problema del dover trasportare  le pesanti bottiglie dal supermercato, ottenendo infine un considerevole risparmio considerando la differenza di prezzo al litro.

Come funzionano i compressori a vite?

In un compressore a pistoni, l’aria viene prima racchiusa in un cilindro e viene poi compressa, riducendo il suo volume grazie allo spostamento di un pistone. In un compressore a vite, il lavoro di compressione è invece svolto dall’elemento rotante a vite, che è composto da due rotori (uno maschio e uno femmina).

Quando il compressore a vite si avvia, l’aria raggiunge l’elemento attraverso la valvola di aspirazione e riempie lo spazio tra i due rotori.

Ma lo spazio tra i rotori diminuisce progressivamente mentre ruotano in direzioni opposte.

In altre parole: il volume dell’aria diminuisce gradualmente mentre passa attraverso i rotori, quindi quando raggiunge la luce di scarico ha già aumentato la sua pressione, ed è già diventata aria compressa.

La pressione di un compressore a vite

Il rapporto di pressione in un compressore a vite è fisso, ciò significa che la pressione dell’aria compressa prodotta dipenderà dalla lunghezza dell’elemento, dal passo della vite e dalla bocca di mandata. La massima efficienza si ottiene quando il rapporto di pressione dell’elemento corrisponde alla pressione di esercizio richiesta.

I vantaggi

Uno dei vantaggi dei compressori a vite rispetto ad altre tecnologie è che generalmente non sono dotati di valvole e non hanno forze meccaniche che causano squilibri. Possono funzionare con un’elevata velocità dell’albero e garantire un’elevata portata con dimensioni compatte. I cuscinetti, invece, sono responsabili dell’assorbimento della forza assiale prodotta dalla differenza di pressione tra l’ingresso e l’uscita dell’aria.

I compressori a vite funzionano a temperature più basse rispetto ad altri tipi di compressori, consentendo loro di raggiungere il 100% dei cicli di lavoro. Inoltre generano meno rumore e vibrazioni e si consumano meno, quindi la loro vita utile è più lunga. Inoltre, sono più affidabili, robusti ed efficienti dei compressori a pistoni.

Ecco perché sono tante le aziende che stanno adottando questo tipo di soluzione, o che stanno cercando direttamente dei buoni compressori industriali usati.

Compressore a vite lubrificato ad olio

In alcuni compressori a vite, il liquido viene iniettato nella camera di compressione e talvolta anche nei cuscinetti. La funzione di questo liquido è quella di raffreddare e lubrificare le parti mobili dell’elemento, raffreddare internamente l’aria compressa prodotta e ridurre al minimo le perdite di ritorno all’aspirazione.

Sebbene l’olio sia il liquido più comune per lubrificare queste macchine (soprattutto per le sue proprietà di lubrificazione e tenuta), vengono iniettate anche altre sostanze come acqua o polimeri.

Compressore a vite libero

I primi compressori a vite avevano un profilo simmetrico e non utilizzavano alcun tipo di liquido di raffreddamento nella camera di compressione. All’inizio furono battezzati come “viti senza olio” o “a secco”. Tuttavia, i moderni compressori a vite “oil-free” hanno profili asimmetrici, una caratteristica che migliora notevolmente l’efficienza energetica e aiuta a ridurre le perdite interne.

Compressore a vite a velocità variabile

Quando parliamo di compressori a velocità variabile, intendiamo compressori in cui la velocità del motore viene regolata automaticamente in base alla richiesta di aria compressa. Quelli a velocità fissa, invece, sono limitati a due stati: spento o a piena velocità. Queste sono alcune delle principali caratteristiche dei compressori a velocità variabile rispetto ai compressori tradizionali:

I compressori a velocità variabile consumano energia solo quando è veramente necessario.

Inoltre migliorano la produttività, dato che funzionano alla velocità ottimale per ogni applicazione, riducendo gli errori e aumentando le prestazioni complessive del sistema.

La durata dei compressori a velocità variabile è anche più lunga, perché queste macchine vengono semplicemente utilizzate in modo più efficiente. Hanno una migliore protezione dai sovraccarichi elettrotermici, cadute di tensione, sovratensioni…e consentono avviamenti del carico più morbidi.

Inoltre i tempi di fermo macchina sono più brevi, perché essendo la macchina meno soggetta a usura, necessita di meno manutenzione e questa può essere programmata al di fuori dei picchi di utilizzo.

Codici Sconto Amazon: come risparmiare ogni giorno

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Come fare manutenzione in giardino durante tutto l’anno?

Oggi il nostro partner Vivai Colleoni di Palazzago, leader e punto di riferimento nel bresciano per la progettazione e manutenzioni di giardini ed aree verdi, ci fornisce qualche utile consiglio. Prendersi cura di un giardino significa dover apportare continuamente degli interventi di manutenzione al fine di garantire alle piante, agli alberi ed al prato le cure adeguate nel corso dell’anno per evitare che possano ammalarsi o deteriorarsi. Per questo motivo è importante acquisire le informazioni di base che consentono di mettere in pratica una manutenzione giardini efficace e che serva a rendere il proprio giardino un luogo estremamente piacevole.

Per curare adeguatamente il giardino ci sono delle cure che vanno apportate tipicamente in specifici periodi dell’anno. In inverno ad esempio è bene mettere in pratica tutti quegli interventi che consentono di prevenire eventuali danni dovuti alle basse temperature. In estate è invece bene fare in modo che le piante non soffrano particolarmente le alte temperature tipiche del periodo estivo così come l’umidità e l’insorgere di eventuali parassiti.

Manutenzione del giardino in estate

Le temperature torride e l’alta umidità che caratterizzano il periodo estivo mettono a rischio la salute di ogni giardino soprattutto a causa delle malattie fungine che si presentano in questi mesi dell’anno, così come la presenza di alcuni parassiti che proprio grazie al calore riescono a proliferare in questo periodo.

Per questo motivo è bene effettuare una corretta irrigazione, ovvero dare la giusta quantità di acqua (né troppa né poca), e soprattutto andare ad annaffiare nel momento giusto della giornata, ovvero al mattino o al tramonto per evitare che l’acqua evapori troppo velocemente.

Manutenzione del giardino in inverno

Il rigido clima invernale richiede necessariamente alcuni interventi da parte nostra per proteggere prato e piante dal freddo eccessivo e preparare al meglio il nostro giardino all’arrivo della Primavera. In tal senso una delle prime cose da fare è rimuovere le foglie cadute dagli alberi mediante un apposito rastrello. Questo è importante perché se le foglie iniziano a macerare vanno a creare delle condizioni favorevoli per l’insorgere di dannosi funghi.

Per quanti vivono invece in zone particolarmente fredde, nelle quali in inverno nevica abbondantemente, è consigliato di adoperare specifici teli realizzati con la microfibra di cotone, che una volta adagiati sul prato consentono di coprirlo nei giorni più freddi proteggendolo così dalle gelate.

Questi sono soltanto alcuni consigli che possono essere utili per prenderti cura del tuo giardino, in estate così come in inverno.

PMI, il cybercrime fa paura quasi quanto il drastico calo delle vendite

Addirittura più gravi di questioni legate all’affitto degli spazi lavorativi e all’introduzione di nuove normative: le piccole e medie imprese temono gli attacchi informatici quasi quanto un drastico calo delle vendite. Sono infatti questi due possibili scenari quelli che spaventano di più gli imprenditori: a dirlo è un recente sondaggio globale di Kaspersky, condotto su 1.307 decision-maker di aziende con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 999. Sebbene i dati sintetizzati indichino che gli incidenti di cybersecurity siano il secondo tipo di criticità più difficile, superati dal forte calo delle vendite, gli intervistati che rappresentano le medie imprese (50 – 999 dipendenti) hanno valutato entrambe le tipologie come ugualmente complesse. Il 13% degli intervistati di piccole e medie aziende ritiene addirittura che gli attacchi online siano la sfida più impegnativa. I risultati della ricerca indicano anche che la probabilità di incorrere in un incidente di cybersecurity aumenta in base al numero di dipendenti dell’azienda. Sebbene solo l’8% delle organizzazioni con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 8 abbia dichiarato di aver affrontato un incidente di sicurezza informatica, questa percentuale sale al 30% tra le aziende con più di 501 dipendenti. 

Un valore da proteggere

Le piccole e medie imprese andrebbero protette poichè contribuiscono in modo determinante all’economia globale: secondo la World Trade Organization, le PMI rappresentano il 90% di tutte le imprese del mondo. “Oggi gli incidenti di cybersecurity possono interessare le aziende di tutte le dimensioni e incidere in modo significativo su attività, redditività e reputazione. Tuttavia, come mostra il nostro report Incident Response analytics, nella maggior parte dei casi gli avversari sfruttano evidenti lacune nella sicurezza informatica di un’organizzazione per accedere alla sua infrastruttura e rubare denaro o dati. Questo suggerisce che le misure di protezione di base, accessibili anche alle piccole aziende, come efficaci policy di password, aggiornamenti regolari e la consapevolezza dei dipendenti in materia di sicurezza, se non vengono trascurate, possono contribuire in modo significativo alla cybersecurity dell’azienda”, ha commentato Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky.

Le raccomandazioni da mettere sempre in atto

Per mettere al riparo da eventuali cybercriminali il proprio patrimonio aziendale, compresi i dati dei dipendenti, vale la pena ricordare le classiche raccomandazioni suggerite dagli esperti. Si tratta di implementare la policy di password forti, richiedendo che la password di un account utente standard abbia almeno otto caratteri, un numero, lettere maiuscole e minuscole e un simbolo speciale. Ovviamente le password vanno modificate se esiste il sospetto che siano state compromesse: per essere più sicuri, si può adottare un sistema di sicurezza con un gestore password integrato. Ancora, è importante aggiornare regolarmente software e dispositivi e proteggersi dal ransomware  con soluzioni di sicurezza capaci di identificare e bloccare malware sconosciuti.

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Rivoluzione bio: il mercato italiano nel 2022

Le dimensioni del mercato italiano del bio segnalano la presenza di alcune trasformazioni, effetto sia della progressiva uscita dalla crisi pandemica sia della ritrovata socialità degli italiani. Negli ultimi 6 mesi, infatti, più di sei italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici fuori casa, in bar, ristoranti, pizzerie. E nel 2022 le vendite alimentari bio hanno raggiunto 5 miliardi di euro, rappresentando il 3,5%delle vendite al dettaglio biologiche mondiali. Inoltre, nel 2022 l’89% delle famiglie italiane ha acquistato bio almeno una volta. Una quota stabile rispetto al precedente monitoraggio realizzato nel 2021 dall’Osservatorio SANA di BolognaFiere, curato da Nomisma.

I consumi fuori casa superano il miliardo di euro

A trainare la crescita sono i consumi fuori casa, che hanno superato il miliardo di euro (+53% a valore), grazie alla dinamica della componente legata alla ristorazione collettiva (+20%) e della ristorazione commerciale (+79%). I consumi domestici, dopo il trend positivo degli ultimi anni, accusano invece una flessione (-0,8%), che risente della battuta d’arresto registrata dalla rete dei negozi specializzati (-8% rispetto allo stesso periodo del 2021). Di contro, la Distribuzione Moderna conferma le dimensioni del 2021 (+0,8% a valore) mentre crescono del 5% gli altri canali (vendita diretta realizzata in mercatini e aziende, gruppi d’acquisto solidale, farmacie, parafarmacie ed erboristerie).

L’export bio cresce del +16% 

Molto positiva la performance dell’export bio, che nel 2022 ha raggiunto 3,4 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente del +16%. Sul fronte dell’offerta, l’Italia si conferma dunque Paese leader nel settore biologico per quota di superficie agricola, operatori ed export. Al tempo stesso, si registrano trasformazioni che riguardano i consumi interni: l’incidenza dei consumi bio sul totale dei consumi alimentari è ancora bassa rispetto ai principali paesi europei.

“Una leggera decrescita dei consumi domestici”

“Per la prima volta si registra una leggera decrescita dei consumi domestici, in controtendenza rispetto a quelli della ristorazione, commerciale e collettiva, e all’export – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -. É evidente a tutti che il quadro dei consumi negli ultimi due anni è stato stravolto dalle emergenze che si sono susseguite – continua Mammuccini -. È fondamentale infatti far crescere sia la produzione sia i consumi utilizzando al meglio gli investimenti stanziati per il comparto, quasi 3 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, sostenendo gli agricoltori nella transizione agroecologica per tutelare l’ambiente, contrastare i cambiamenti climatici e favorire un’occupazione agricola, in particolare di donne e giovani, sempre più interessati al metodo biologico”.

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Trasformazione digitale: occorre accelerare l’evoluzione delle Pmi

Nel percorso verso il recupero della competitività per le Pmi italiane l’evoluzione digitale rappresenta una grande opportunità per crescere o tornare a crescere.
Se la pandemia ha contribuito a imprimere un’accelerazione nell’adozione della tecnologia da parte di aziende e professionisti, è fondamentale quindi aiutare le Pmi a sviluppare competenze necessarie, evolvere i propri processi e capire come trarre il massimo beneficio dalle nuove tecnologie. È quanto emerge dall’Osservatorio PMI di American Express, in collaborazione con BVA Doxa, che evidenzia come negli ultimi due anni la maggior parte delle Pmi (66%) dichiari di avere subito perdite, pari addirittura a un quarto del business.

Smart working ed e-commerce aiutano le imprese
Durante la pandemia, aziende e professionisti hanno continuato a essere produttivi soprattutto grazie allo smart working. Il 48% delle Pmi è ricorsa a questa modalità proprio in relazione all’epidemia: solo il 6% del campione aveva già programmato di implementare il lavoro agile. Il 31% delle aziende ha rivisto anche i processi interni finalizzati alla digital transformation, e quanto all’utilizzo dell’e-commerce, nonostante il 48% dichiari di svolgere attività di export e il 19% è intenzionato a farlo in futuro, risulta contenuto. Di fatto il 17% delle aziende fa ricorso al commercio elettronico e 2 aziende su 10 sono interessate a implementare il commercio online. Un dato raddoppiato per le aziende operanti nel commercio.

Investimenti tecnologici: per il 60% meno di 10.000 euro l’anno
Per accelerare la digital transformation è fondamentale incrementare gli investimenti dedicati alla tecnologia. Secondo quanto dichiarato dalle imprese, il 60% alloca meno di 10.000 euro all’anno per le dotazioni digitali, il 30% da 10.000 a 20.000, e solo l’8% oltre 30.000 euro. Gran parte di questi investimenti in tecnologia vengono però dedicati alla gestione digitalizzata dei documenti (70%) e ai social media (62%), considerati anche gli strumenti digitali più utili (64%).
Gli investimenti vengono destinati poi all’e-Government e alle interazioni online con le PA (51%), alla cybersecurity (50% e alle tecnologie cloud (40%).

La comunicazione digitale è “social”
Il 98% delle Pmi ha almeno un canale di comunicazione digitale. In particolare, il 96% un sito o un’app aziendale, e il 68% un profilo social, che però vengono utilizzati prevalentemente per far conoscere il proprio brand e i propri servizi e non per aumentare il business. Probabilmente è per questo che il canale social più utilizzato dalle Pmi sia Facebook (91%), seguito da Instagram (36%), Linkedin (28%), e YouTube (4%). Permane però ancora un 11% di imprese prive di un sito Internet. Quasi un’azienda su due (44%) ha invece fatto investimenti in campagne digital, e per il 36% si tratta di un’esperienza degli ultimi 2 anni, mentre un ulteriore 13% è interessato a fare comunicazione digital.

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Export legno-arredo: nel primo trimestre 2022 Lombardia prima regione

Con una quota del 28% la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato per la filiera legno-arredo, +22,8% sul primo trimestre 2021. Quanto all’andamento complessivo delle regioni per la filiera le esportazioni sono quasi tutte in crescita, a eccezione di Campania e Molise che chiudono rispettivamente a -19,2% e -1%. Alla Lombardia seguono Veneto (+14,6%), Friuli Venezia-Giulia (+26,4%), Emilia-Romagna (+14,1%) e Toscana (+28,1%). A livello provinciale, invece, Treviso è sempre in testa alla classifica (+7,6%) rispetto a gennaio-marzo 2021, ma è Pordenone a registrare la crescita più significativa (+31%), seguita da Monza e Brianza (+22,6%). Lo rivelano i dati sui flussi commerciali nel primo trimestre 2022 elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo.

Si esportano soprattutto mobili

A livello di comparti sono le esportazioni di mobili a pesare di più: la Lombardia, con quasi 800milioni di euro registra una crescita del 24,1% rispetto ai primi tre mesi 2021, ed esporta soprattutto in Francia (+18,3%) e negli USA (+44,2%). Il Veneto (776milioni di euro, +14,8%) in Germania (+31,9%), il Friuli Venezia-Giulia (503milioni, +28,5%) nel Regno Unito (+45,6%) e negli USA (+71,9%), l’Emilia Romagna (226milioni, +14,5%) in Francia (+1,9%) e in Cina (+44,8%) e le Marche (146milioni, +10%) soprattutto negli USA (31,5%). Treviso è la provincia che esporta più mobili (481milioni, +6,5%), ma è Vicenza a registrare la crescita maggiore (129milioni, +49,1%), seguita da Bari (122milioni, +35%).

Illuminazione: Milano e Brescia sul podio

Anche per l’illuminazione la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato nei primi tre mesi del 2022, con 210milioni di euro e una crescita del 10,8%% rispetto ai primi tre mesi 2021.
Germania e Francia le prime due destinazioni, in crescita del 3,5% verso il primo Paese, in flessione (-4,8%) nel secondo. Ma sono le esportazioni verso gli USA (+68,7%) e gli Eau (+49,2%) a registrare gli andamenti più significativi tra i primi 10 mercati di destinazione. Milano e Brescia le principali province per valore esportato (rispettivamente 69milioni, +7,6% e 46milioni, +1,6%). Bergamo la provincia che cresce di più in Lombardia (26milioni, +57,3%).

Legno: esportazioni verso la Cina +128,6%

Anche per il legno la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato, riferisce Askanews. Con 168milioni di euro e una crescita del 33,8% esporta principalmente prodotti in legno (158milioni di euro, +34,3%) verso Germania (+31%), Francia (+21,8%) e USA (+22,3%), ma sono le esportazioni verso la Cina a registrare la crescita più rilevante (+128,6%). Il Veneto invece esporta principalmente tronchi e segati (44milioni di euro, +25%) verso il Regno Unito (+37,3%). Bolzano è la prima provincia per valore esportato nel totale legno (57milioni, +31,6%), mentre Mantova registra la crescita più alta (+54,5%, 38milioni.

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Vacanze: per 1 italiano su 2 la cucina locale esprime la vera identità

Il trend per le vacanze estive 2022 è la scoperta dei cibi locali con una storia da raccontare: per 1 italiano su 2 (48%) la cucina tipica locale esprime la vera identità dei luoghi in cui è nata (Ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina), e per i 28 milioni di italiani che andranno in vacanza il cibo è la voce più importante del budget, con un terzo della spesa turistica destinato alla tavola. Altro fattore di attrazione è la nostra varietà territoriale ed enogastronomica: per 4 italiani su 10 (38%) la cucina locale è sempre diversa, a seconda della cultura e della tradizione del territorio, e per il 33% parla di autenticità, in quanto specchio della memoria locale. Per 3 italiani su 10, poi, la cucina tipica locale si degusta alternando un pasto completo a tanti spuntini tipici a base di finger food.

Dietro a ogni prodotto una storia di cultura

In Italia si contano 5333 tipicità regionali, tra pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci e liquori tradizionali, che compongono il patrimonio enogastronomico nazionale. Dietro ognuno di questi prodotti vi è una storia di cultura, tradizione e trasmissione di un sapere antico legato ai territori, e un viaggio non è completo se non ci si immerge nell’offerta gastronomica e nella scoperta delle tradizioni territoriali. I prodotti tipici della Puglia, ad esempio, sono 150, tra DOP, IGP e tipicità, come la Burrata di Andria IGP o il Pane di Altamura DOP, il rustico e il pasticciotto leccesi, souvenir perfetti da riportare a casa al termine della vacanza.

Dalla Sicilia alla Toscana

Una regione ricca di storia e cultura tanto quanto di vini straordinari, prodotti caseari e salumi: la tradizione gastronomica siciliana è frutto di influenze delle varie culture mescolate sull’isola. La cucina e i piatti proposti sono spesso elaborati e comprendono ingredienti della terra e del mare insieme e variano in base al territorio. La cucina toscana è invece una delle più antiche tra le cucine regionali del Belpaese. Molti dei piatti tipici mantengono la loro ricetta originale, caratterizzata da preparazioni semplici, con ingredienti di origine contadina, come il pecorino toscano, la finocchiona, i salumi di Cinta Senese o il Lardo di colonnata IGP. 

Lombardia, Trentino-Alto Adige e Marche

Se si parla di Lombardia e montagne, il pensiero immediato va alla Valtellina. Quest’estate il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina con la campagna ‘Destinazione Bresaola’ propone un’interpretazione in chiave street food delle ricette della tradizione con i prodotti tipici locali.
Una delle mete preferite da stranieri e italiani è anche il Trentino-Alto Adige, con formaggi, mele, insaccati e patate che regnano in molti dei suoi piatti tipici.
Quella marchigiana invece, riporta Askanews, è una terra di sapori semplici, piatti poveri che al pescato fresco della costa coniugano le prelibatezze dell’entroterra. Un tour enogastronomico regionale spazia dal tartufo bianco di Acqualagna ai legumi, dal Ciauscolo IGP fino ai vini, come il Lacrima di Morro d’Alba. 

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Condizionatore sì, bolletta alle stelle no: come fare?

Caldo soffocante e costi dell’energia in salita: come bilanciare la necessità di usare il condizionatore – presente nelle case di 29 milioni di italiani, secondo una recente analisi commissionata agli istituti mUp Research e Norstat – e il desiderio di contenere i costi in bolletta? Con un uso attento e consapevole dell’impianto. Perchè, avverte un’indagine di Facile.it anticipata a Sportello Italia di Radio Rai, quest’anno per combattere il caldo estivo dovremo mettere a budget, per la stagione, fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno.

I consigli antispreco

Facile.it ha perciò realizzato una sorta di vademecum in sei punti per tenere a bada consumi e di conseguenza esborsi. Si tratta di facili indicazioni, che vanno sia dalla scelta dell’impianto fino al suo corretto utilizzo fra le mura di casa. Le prime due regole riguardano proprio la tipologia di climatizzatore. Se si sceglie un modello nuovo, bisogna stare attenti all’etichetta: la scelta della classe energetica del condizionatore è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi. Chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Attenzione però alle etichette energetiche; se è vero che a partire dal 2022 è entrata in vigore la nuova classificazione, è altrettanto vero che sul mercato sono ancora disponibili prodotti con la vecchia classificazione. Per fare una scelta consapevole è bene verificare quale etichettatura riporta il condizionatore che stiamo acquistando. In ogni caso, scegliere un dispositivo a basso consumo consente di ridurre notevolmente la bolletta; ad esempio, guardando alla vecchia etichettatura, passare da un condizionatore di classe B ad uno di classe A++ significa ridurre il costo in bolletta di circa il 30-40% annuo. In seconda battuta, conviene valutare l’istallazione di un condizionatore inverter al posto di uno tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.

Come usare il climatizzatore

Terza regola, non vanno impostate temperature polari: meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%. Attenzione poi alla pulizia dell’impianto: un impianto pulito correttamente può funzionare al 100% della sua capacità; di contro, se mantenuto in modo sbagliato, può arrivare a consumare fino all’8% in più. Quinta regola, il buon senso non deve mai mancare: le cattive abitudini sono spesso quelle più difficili da eliminare, ma anche quelle che, potenzialmente, costano di più. Per evitare sprechi di corrente (e di denaro!), quindi, quando accendiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; il consiglio numero uno, spesso disatteso, è di tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione. Infine, la sesta regola avverte di preferire la funzione sleep per la notte: in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.

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Stop ad auto a benzina e diesel dal 2035: le opinioni degli automobilisti

Via libera al blocco delle vendite di auto nuove a benzina e diesel dal 2035. È quanto ha deciso il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione Europea. La misura, che fa parte dell’ambizioso piano di azione per contrastare il cambiamento climatico, non è però esente da polemiche, e il giudizio si divide tra chi pensa che sia l’unico modo per ridurre le emissioni di gas serra e chi invece afferma che i tempi siano troppo stretti, con il rischio di demolire l’intera filiera automotive italiana. Ma cosa ne pensano gli automobilisti?

Quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente

Secondo una ricerca del Centro Studi di AutoScout24 il giudizio non è positivo, anzi, quasi sette utenti su dieci valutano la misura negativamente, con i motori tradizionali che si confermano allo stato attuale ‘insostituibili’. Ma quali sono le motivazioni? Innanzitutto i tempi. Per quasi otto utenti su dieci, il 2035 è una data troppo ravvicinata per un cambiamento così epocale, un parere in linea con i Paesi che chiedono di posticiparne lo stop al 2040. Sul fronte dei costi, per la maggior parte degli utenti (90%) il prezzo delle auto elettriche è troppo alto e distante dal budget medio a disposizione degli automobilisti per l’acquisto di un’auto, dichiarato dagli intervistati dalla ricerca pari a circa 24.600 euro.

La vera barriera è di tipo tecnologico

Ma la vera barriera è di tipo tecnologico, e pochi credono che fra 13 anni ci sarà una vera ‘rivoluzione’ su questo fronte. Secondo l’86% degli intervistati, infatti, il livello tecnologico non è ancora adeguato in termini di batterie e autonomia, senza contare la carenza dell’infrastruttura italiana delle colonnine di ricarica, indicata dall’83% del campione. Una fotografia, quella scattata dalla ricerca, che poco si adatta alle abitudini degli automobilisti, dato che l’83% usa l’auto almeno cinque giorni a settimana, oltre quattro su dieci percorrono in media più di 20mila km l’anno e molti per spostamenti lunghi.

Le auto elettriche sono veramente green?

Poi c’è anche un aspetto ambientale, riporta Adnkronos. Solo pochi sostengono, il 7%, che le auto elettriche siano veramente green considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, ed esprimono dubbi in merito al fatto che la misura servirà realmente a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale (19%). Inoltre, gli intervistati pensano che avremo il problema di come smaltire le batterie (84%). Al contrario, i favorevoli pensano che solo con interventi decisi si potrà promuovere il passaggio verso una mobilità più green. Ma per il momento rappresentano la netta minoranza.

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Come trattenere i dipendenti che vogliono cambiare lavoro?

L’esperienza del Covid e l’introduzione del lavoro agile hanno portato a una diffusa insoddisfazione per la propria occupazione. Un’indagine condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro in collaborazione con SWG, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, dimostra che il 55% dei dipendenti è insoddisfatto della propria occupazione, e il 15% è già passato ai fatti avviando la ricerca di un nuovo lavoro. Come è noto, non si tratta di un fenomeno puramente italiano. Negli Stati Uniti di Great Resignation si parla già dalla primavera 2021, ma non tutti gli aspetti dell’ondata di dimissioni sono comuni a livello internazionale. Cosa spinge quindi gli italiani a voler cambiare lavoro?

I fattori dell’insoddisfazione

Nel 38,7% dei casi a spingere verso una nuova occupazione è l’insoddisfazione, nel 35,4% la voglia di novità, poi la paura di perdere il lavoro (11,8%) e la scadenza del contratto (9,8%). Ma quali sono i fattori che generano insoddisfazione nei lavoratori? Nella maggior parte dei casi si tratta delle scarse opportunità di carriera (40,9%) e dei salari bassi (31,9%), ma per il 49% è necessario che il nuovo lavoro permetta un maggior equilibrio personale, maggior tempo da dedicare a sé stessi e minor carico di stress.
“Lo smart working è una modalità che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perché diventi un’opportunità per il futuro”, commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.

Il lavoro agile vince sull’aumento di stipendio

Nel 2022 l’84,2% di chi lavora in agilità promuove a pieni voti questo modello, in virtù della conciliazione tra lavoro e vita privata. L’introduzione del lavoro agile potrebbe quindi essere un fattore importante per trattenere i talenti. Ma come sottolinea Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, un’azienda deve muoversi su più fronti per ridurre il tasso di turn over: “il datore di lavoro che mira a ridurre le dimissioni volontarie in azienda deve prima di tutto rendere più efficace il processo di selezione del personale, sapendo peraltro che spesso le dimissioni arrivano a pochi mesi dall’assunzione”. Spesso si è poi convinti che per trattenere i talenti l’unica arma efficace sia quella dell’aumento dello stipendio. Un modo di pensare in buona parte superato, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più giovani.

I benefit personalizzati rafforzano il legame tra dipendente e azienda

“Una larga fetta di giovani lavoratori mette davanti agli stipendi le possibilità di sviluppo di carriera e formazione: ecco quindi che l’azienda che desidera trattenere i propri dipendenti dovrebbe investire soprattutto in tal senso”, conferma Adami. In molti casi, ancor più dell’aumento di stipendio, l’introduzione di benefit personalizzati rende più forte il legame tra dipendente e azienda. “Non va poi trascurato un aspetto più generale, relativo al modo in cui l’azienda decide di relazionarsi con i propri collaboratori – aggiunge l’head hunter -: un datore di lavoro che direttamente o attraverso i propri manager mostri di ascoltare i propri dipendenti e di avere fiducia nelle loro capacità e competenze, parte già avvantaggiato”.

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Investimenti in fonti rinnovabili: l’Italia è meno attrattiva

Lo conferma la 59° edizione del report EY Renewable Energy Country Attractiveness Index (Recai): l’Italia arretra dal 13° al 15° posto nell’indice che classifica 40 Paesi in base all’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Una parziale contrazione confermata in parte anche dalla partecipazione alle aste. La settima asta per le energie rinnovabili dell’Agenzia statale per l’energia (Gse) è stata sottoscritta con un totale di 975 MW di capacità, assegnata tra 59 progetti solari fotovoltaici e 18 progetti eolici onshore di 3400 MW disponibili. Valori, questi, che indicano una partecipazione ridotta a tutte le sette aste svolte. Nell’ottava asta il Gse metterà a disposizione 3300 MW di capacità non aggiudicata nei round precedenti.

Un fattore che ostacola gli investimenti è il processo approvativo

Un fattore che ostacola gli investimenti nel settore delle rinnovabili in Italia, e che viene sollevato come priorità di intervento da tanti operatori, è il processo approvativo di nuovi investimenti e repowering. Questo processo richiede il consenso delle autorità locali da cui dipendono in larga parte le tempistiche talvolta molto lunghe di approvazione, e quindi, di realizzazione dei progetti.
Proprio per questo motivo, attualmente si sta valutando un’eventuale proposta di semplificazione burocratica, che contribuirebbe a migliorare il posizionamento dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

Evoluzione tecnologica e disponibilità di risorse naturali

Nonostante il ranking italiano in ribasso, lo stato dell’arte delle rinnovabili nel Paese sta attraversando una fase di significativa trasformazione, in quanto il mercato sta evolvendo grazie a una serie di fattori che favoriscono un forte interesse nell’investire. Tra i fattori principali, i livelli bassi il costo di produzione (LCOE sotto ai 50 €/MWh) e in costante riduzione, grazie all’evoluzione tecnologica e alla buona disponibilità di risorse naturali. A favorire gli investimenti in questo ambito è anche lo sviluppo di contratti di PPA (Power Purchase Agreement) che permettono a stakeholder privati di siglare accordi bilaterali per sostituire parte del proprio approvvigionamento energetico con energia prodotta da impianti rinnovabili.

Il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia

Inoltre, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica oggi sono incredibilmente alti, comportando un maggiore interesse per l’energia green, meno competitiva sul mercato, perché ha un prezzo inferiore, stabile e non oggetto alle fluttuazioni delle altre commodity.  Il differenziale elevato tra valore della commodity (ovvero il prezzo all’ingrosso dell’energia) e il costo di produzione apre un’opportunità per i fornitori di energia elettrica, ovvero quella di vendere l’energia non a un prezzo pari o simile ai costi di produzione, ma a un valore intermedio rispetto al più elevato PUN (Prezzo Unico Nazionale). Questa opportunità, riporta Adnkronos, è ancora più attrattiva, dal momento che in Italia il mercato presenta un numero finito di nuovi progetti e una crescente domanda. Con l’aumentare dell’offerta e un’auspicabile riduzione del PUN, tale deviazione dovrebbe sgonfiarsi e riportare i valori degli scambi in linea con le previsioni passate.

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