Codici Sconto Amazon: come risparmiare ogni giorno

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Codici Sconto Amazon: cosa puoi acquistare?

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Le donne che usano il codice sconto Amazon, invece, acquistano principalmente abbigliamento e accessori e sono milioni gli utenti che ogni giorno comprano sulla piattaforma. Anche nel caso dell’abbigliamento su Sconti e Buoni troverai sicuramente il coupon sconto che fa per te. Non ti resta che visitare regolarmente il sito per trovare offerte ogni giorno nuove e diverse e trovare il codice sconto Amazon che fa per te tra i tanti disponibili. Fare shopping risparmiando è possibile e applicando il codice al carrello otterrai vantaggi immediati con sconti fissi o in percentuale sui tuoi prodotti Amazon preferiti. Scegli il tuo e comincia a comprare senza pensieri!

Autopalpazione del seno: cosa è?

L’autopalpazione del seno è una importante tecnica da molti considerata come il primo tipo di prevenzione per quel che riguarda il tumore del seno.

Si tratta di un test che la paziente può fare su se stessa autonomamente a casa, e che consente di percepire anche un piccolo cambiamento del proprio corpo, ed in particolare riferimento nelle mammelle, rispetto il solito.

È consigliabile eseguire questo tipo di pratica circa una settimana dopo il termine delle mestruazioni, dato che queste sono in grado di alterare alcuni aspetti dei tessuti della ghiandola mammaria.

Cosa si può scoprire con l’autopalpazione?

Tramite l’autopalpazione del seno è possibile andare a notare ogni tipo di piccolo cambiamento nel seno, il che può rappresentare un campanello d’allarme. Spesso infatti, si può scoprire la presenza di un tumore tramite la percezione al tatto di un nodulo.

Si tratta di noduli che non fanno male ma sono comunque palpabili facilmente con le dita. Bisogna osservare con attenzione anche le sembianze del capezzolo il quale può ad esempio diventare più sporgente o al contrario ritirarsi ed eventuali alterazioni della pelle all’altezza del seno.

Effettuare questo tipo di controllo serve già a scoprire in anticipo diverse patologie, non ultima il cancro al seno, e se si ha questo tipo di sospetto è bene contattare rapidamente un senologo per fissare una visita di controllo.

Cosa è il tumore al seno

Il tumore al seno è la patologia maggiormente diffusa tra le donne. Si tratta della crescita anomala di cellule che fanno parte del seno, che determinano la crescita di una massa tumorale al suo interno. Come anche per altri tipi di tumori, la sua origine può essere benigna o maligna.

Nel secondo caso si tratta di una patologia chiaramente più pericolosa che può coinvolgere anche i tessuti che sono in prossimità della ghiandola mammaria o anche altre zone del corpo. Per questo motivo diventa importante ricevere velocemente una diagnosi, ed in questo caso lo specialista potrà indicare con precisione gli esami strumentali da effettuare per avere la certezza.

Quali sono le possibilità di cura?

Le possibilità di cura e guarigione dipendono chiaramente dal momento in cui questo si va di individuare, se in tempo oppure in ritardo, ed all’esatta tipologia di tumore al seno che si è presentata. Esistono dei trattamenti che riguardano ad esempio la chirurgia, ma anche la radioterapia, la chemioterapia e le terapie biologiche.

Questi metodi terapeutici possono essere adoperati da soli o contemporaneamente agli altri, in base delle valutazioni che fa lo specialista circa le condizioni del paziente ed il progredire della malattia.

Come si effettua l’autopalpazione?

L’autopalpazione si effettua in posizione eretta posizionando il braccio esattamente dietro la nuca. In questo momento il seno va esaminato descrivendo piccoli cerchi con i polpastrelli centimetro dopo centimetro.

Si va dunque a effettuare una leggera pressione per andare a percepire eventuali noduli del seno. Si va dopodiché ad affettare la palpazione del cavo ascellare senza tralasciare tutta la zona circostante. Lo stesso tipo di manovra va effettuata anche mettendosi in posizione supina con il braccio piegato sotto la testa.

Nel caso in cui si abbia anche il minimo dubbio o si pensa che possa esservi una sorta di corpo estraneo o comunque qualsiasi tipo di anomalia nel seno, è bene contattare il medico di fiducia o direttamente uno specialista per un esame più approfondito.

Se invece non si riscontra alcun tipo di anomalia, è bene comunque ricordare che questo tipo di esame sul proprio corpo va ripetuto almeno una volta al mese ed è comunque importante sottoporsi ad una visita senologica almeno una volta l’anno.

Come fare manutenzione in giardino durante tutto l’anno?

Oggi il nostro partner Vivai Colleoni di Palazzago, leader e punto di riferimento nel bresciano per la progettazione e manutenzioni di giardini ed aree verdi, ci fornisce qualche utile consiglio. Prendersi cura di un giardino significa dover apportare continuamente degli interventi di manutenzione al fine di garantire alle piante, agli alberi ed al prato le cure adeguate nel corso dell’anno per evitare che possano ammalarsi o deteriorarsi. Per questo motivo è importante acquisire le informazioni di base che consentono di mettere in pratica una manutenzione giardini efficace e che serva a rendere il proprio giardino un luogo estremamente piacevole.

Per curare adeguatamente il giardino ci sono delle cure che vanno apportate tipicamente in specifici periodi dell’anno. In inverno ad esempio è bene mettere in pratica tutti quegli interventi che consentono di prevenire eventuali danni dovuti alle basse temperature. In estate è invece bene fare in modo che le piante non soffrano particolarmente le alte temperature tipiche del periodo estivo così come l’umidità e l’insorgere di eventuali parassiti.

Manutenzione del giardino in estate

Le temperature torride e l’alta umidità che caratterizzano il periodo estivo mettono a rischio la salute di ogni giardino soprattutto a causa delle malattie fungine che si presentano in questi mesi dell’anno, così come la presenza di alcuni parassiti che proprio grazie al calore riescono a proliferare in questo periodo.

Per questo motivo è bene effettuare una corretta irrigazione, ovvero dare la giusta quantità di acqua (né troppa né poca), e soprattutto andare ad annaffiare nel momento giusto della giornata, ovvero al mattino o al tramonto per evitare che l’acqua evapori troppo velocemente.

Manutenzione del giardino in inverno

Il rigido clima invernale richiede necessariamente alcuni interventi da parte nostra per proteggere prato e piante dal freddo eccessivo e preparare al meglio il nostro giardino all’arrivo della Primavera. In tal senso una delle prime cose da fare è rimuovere le foglie cadute dagli alberi mediante un apposito rastrello. Questo è importante perché se le foglie iniziano a macerare vanno a creare delle condizioni favorevoli per l’insorgere di dannosi funghi.

Per quanti vivono invece in zone particolarmente fredde, nelle quali in inverno nevica abbondantemente, è consigliato di adoperare specifici teli realizzati con la microfibra di cotone, che una volta adagiati sul prato consentono di coprirlo nei giorni più freddi proteggendolo così dalle gelate.

Questi sono soltanto alcuni consigli che possono essere utili per prenderti cura del tuo giardino, in estate così come in inverno.

Industria 4.0, un mercato da oltre 4,5 miliardi di euro

Il mercato italiano dell’Industria 4.0 nel 2020 ha raggiunto un valore di 4,1 miliardi di euro, con una crescita dell’8%, trainata soprattutto dalle tecnologie IT, che rappresentano l’85% della spesa contro il 15% delle OT (Operational Technologies). Anche se la crescita del mercato è stata inferiore alle previsioni formulate nel 2019 (+20%), ugualmente è stata molto positiva, se si considera che le stime effettuate durante il primo lockdown delineavano un calo del 5%. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online ‘L’Industria 4.0 in un mondo che cambia’.

Analisi della spesa

Gli investimenti delle imprese manifatturiere si concentrano prevalentemente in progetti di connettività e acquisizione di dati (IoT), che valgono 2,4 miliardi di euro e il 60% della spesa, e negli Industrial Analytics, con 685 milioni e il 17% del mercato. Il resto della spesa in soluzioni 4.0 si suddivide fra Cloud Manufacturing (390 milioni, 8%), servizi di consulenza e formazione (275 milioni, 7%), Advanced Automation (215 milioni, 5%), Additive Manufacturing (92 milioni, 2%) e Advanced Human Machine Interface (57 milioni, 1%).

Le previsioni per il 2021

Le previsioni per il 2021 indicano un’ulteriore accelerazione della spesa, a un tasso compreso fra +12% e +15%, superando i 4,5 miliardi di euro, spinta in particolare da Cloud Manufacturing (+25-30%), Advanced Automation (+15-20%) e Advanced HMI (+12-18%), mentre si stimano incrementi meno sostenuti per Industrial IoT (+9-14%), Advanced Analytics (+12-16%) e Additive Manufacturing (+6-12%). Continua poi la crescita dei servizi, per i quali si prevede un aumento del 10-15%.

Le applicazioni più diffuse sono le soluzioni di Industrial IoT

Quanto alle applicazioni, sono circa 1.400 le applicazioni di Industria 4.0 utilizzate dalle imprese manifatturiere, il 28% in più rispetto al 2019. Le più diffuse sono le soluzioni di Industrial IoT, pari a un quarto del totale (380, +31%), spesso combinate con algoritmi di Analytics e AI. Seguono le tecnologie Advanced HMI, come i wearable e le interfacce uomo-macchina per acquisire e veicolare dati in formato visuale, vocale e tattile (286, +15%), Advanced Automation (241, +5%), cioè i sistemi di produzione automatizzati come i robot collaborativi, Industrial Analytics, le applicazioni più in crescita (200, +39%), focalizzate sulla previsione delle prestazioni degli assetti industriali e dei processi produttivi, Cloud Manufacturing (140, +33%), utilizzate soprattutto per il monitoraggio e la diagnostica degli impianti industriali da remoto, e Additive Manufacturing (125, +30%), nota anche come Stampa 3D e diffusa principalmente nei settori automotive e aerospaziale.

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Criptovalute, un mercato che supera 2 mila miliardi di dollari

A settembre il valore totale del mercato delle criptovalute ha superato i 2.000 miliardi di dollari, dieci volte di più rispetto all’inizio del 2020. I soli stablecoin hanno toccato quota 120 miliardi. quadruplicando dall’inizio dell’anno. Il calcolo è del Fondo monetario internazionale secondo cui, insieme a “un nuovo mondo di opportunità”, crescono anche sfide e rischi. Finora, sottolinea il Global financial stability report, gli incidenti registrati “non hanno avuto un impatto significativo”, ma “man mano che il settore diventerà sempre più mainstream, la loro importanza in termini di implicazioni potenziali per tutta l’economia è destinata ad aumentare”. In particolare, l’Fmi mette in guardia sui rischi che corrono i consumatori. Di oltre 16.000 token quotati in vari scambi, soltanto 9.000 esistono ancora oggi, mentre il resto si è volatilizzato in varie forme.

L’anonimato delle criptoattività può aprire le porte al riciclaggio 

Questo perché, ad esempio, molti token non hanno più volume sufficiente o perché gli sviluppatori si sono ritirati dal progetto. O anche perché erano stati creati per mera speculazione o direttamente con intenzioni fraudolente. Inoltre, osserva il rapporto, l’anonimato delle criptoattività crea lacune di dati per i regolatori e può aprire le porte al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo. Per quanto le autorità siano in grado di tracciare le transazioni illecite, possono avere difficoltà a risalire alle parti coinvolte. Senza dimenticare che la differenza delle cornici regolatorie tra i vari Paesi complica il coordinamento, con molte transazioni che avvengono tra entità che operano principalmente in centri finanziari offshore. “Ciò – avverte il Fondo – rende la supervisione e il controllo non solo complicato, ma quasi impossibile senza collaborazione internazionale”.

Rischio criptizzazione dell’economia

A preoccupare gli economisti di Washington è anche il rapido diffondersi delle criptoattività nei Paesi emergenti e in via di sviluppo.
“Guardando al futuro – avverte il Gfsr – un’adozione così rapida e diffusa può porre significative sfide rafforzando la dollarizzazione dell’economia, o in questo caso la criptizzazione, con i cittadini che cominciano a usare criptovalute al posto della moneta locale. E ciò può ridurre la capacità delle banche centrali di condurre con efficacia la propria politica monetaria”. Le criptoattività potrebbero inoltre favorire l’evasione fiscale e i deflussi di capitale.

Regolatori e supervisori devono monitorare lo sviluppo di questo ecosistema

Di qui l’esortazione del Fondo ad agire in modo deciso, rapido e ben coordinato a livello globale, riporta Agi. Cinque sono i suggerimenti che arrivano da Washington, e il primo è l’invito a regolatori e supervisori a monitorare il rapido sviluppo di questo ecosistema e i rischi che può porre, affrontando il nodo della carenza di dati. I regolatori nazionali, inoltre, dovrebbero dare la priorità all’applicazione degli standard globali esistenti. E quanto al ruolo degli stablecoin, la regolamentazione “dovrebbe essere proporzionata ai rischi che pongono e alle funzioni che svolgono, allineandola a quella di altre entità che forniscono strumenti simili, come depositi bancari o fondi monetari di mercato”.

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Le regole del curriculum perfetto

Sappiamo tutti che per rispondere a un annuncio di lavoro o per autocandidarsi presso un’azienda è necessario presentare un curriculum scritto a regola d’arte. Un’operazione più facile a dirsi che a farsi, a dirla tutta. Un errore, anche ingenuo, potrebbe infatti mettere a repentaglio la nostra potenziale assunzione. Insomma, il Cv è uno strumento importantissimo, che rappresenta il nostro primo biglietto da visita nei confronti di cacciatori di teste e responsabili del personale. Per non commettere passi falsi InfoJobs, la piattaforma specializzata nella ricerca di lavoro online, ha raccolto alcuni consigli ed evidenziato alcuni errori da non commettere per un curriculum a prova di ufficio risorse umane (HR), che possa aiutare ad emergere nella selezione.

Cosa deve sempre esserci

Gli esperti di InfoJobs consigliano di inserire sempre le esperienze aggiornate, anche quelle che all’apparenza esulano dalla sfera professionale. Sì quindi se stiamo seguendo un corso, ma sì anche se svolgiamo un’attività nel tempo libero che ci ha fatto sviluppare competenze relazionali. Un curriculum non aggiornato trasmette subito una mancanza di interesse, deleteria quando si cerca lavoro. Vanno poi messe in evidenza le hard e soft skills: “abbiamo tutte le competenze richieste dall’offerta? Facciamolo sapere, magari utilizzando le stesse parole e linguaggio presenti nell’offerta, per una corrispondenza al 100% tra noi e le richieste dell’azienda” dicono gli esperti. Infine, va redatta con attenzione la lettera di accompagnamento, che deve esprimere la nostra ambizione e i nostri desideri:  se è il lavoro dei sogni, diciamolo! “Usiamo la lettera di accompagnamento per valorizzarci e per farci conoscere, inserendo ciò che non trova spazio nel cv ma è fondamentale per il selezionatore, ad esempio la nostra disponibilità a lavorare part time o da remoto” affermano gli esperti, come riporta Ansa. Infine, il cv va costruito in modo da valorizzare il percorso fatto, evidenziare quello che si vorrebbe fare e dando il giusto valore anche al proprio lavoro attuale.

Cosa va evitato

Oltre agli aspetti che vanno inseriti, ce ne sono alcuni che invece vanno assolutamente evitati. Ad esempio, è meglio non lasciare vuoti temporali dal lavoro: se in un periodo non si è lavorato, si può specificare quali altre esperienze o attività si sono svolte. Ancora, no a un curriculum standard per tutte le posizioni: meglio adattarlo alle singole offerte. Bocciata anche una prosa eccessivamente prolissa così come una troppo sintetica; allo stesso modo non piacciono ai selezionatori espressioni gergali e inutili inglesismi: saper scrivere correttamente è importante!

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Per i genitori italiani la scuola è la ‘seconda casa’ dei bambini

Se la scuola è il luogo in cui relazioni, affetti e inclusione trovano spazio i genitori italiani pensano che per i propri figli sia un po’ come una seconda casa. È quanto ha scoperto un’indagine condotta da St. Louis School, la scuola internazionale parte del Gruppo Inspired, insieme ad AstraRicerche. L’indagine ha coinvolto 800 genitori di bambini tra i 4 e i 12 anni, e fa emergere come i bambini a scuola si sentano a loro agio come fra le mura domestiche. Secondo i genitori i propri figli vedono infatti la scuola come luogo delle relazioni (49%), uno spazio in cui si è liberi di esprimersi (35%), e appunto come una seconda casa (33%).

Sentirsi a casa sviluppa il senso di appartenenza

Secondo 9 adulti su 10 è fondamentale che il proprio figlio a scuola si senta come a casa. Stando al 53% delle famiglie, il sentirsi come a casa porterebbe i bambini a sviluppare un senso di appartenenza che li invoglierebbe maggiormente a frequentare la scuola.
Una percentuale minore attribuisce importanza a questo aspetto perché si tratta del luogo in cui il figlio trascorre la maggior parte della giornata (39%), mentre per il 34% la caratteristica ‘casalinga’ della scuola è fondamentale perché non rappresenta solo un luogo in cui ci si istruisce, ma dove ci si prepara a vivere nel mondo e si matura. Proprio per questo, la scuola dovrebbe ispirarsi alle mura domestiche, e nello specifico, al soggiorno.

Non solo istruzione, ma anche gioco ‘intelligente’

Emerge sempre di più, inoltre, come le famiglie italiane non considerino l’ambiente scolastico impersonale e privo di significato, ma esattamente il contrario. Secondo l’83%, è molto importante che questo sia anche un luogo in cui educare all’interazione con gli altri e dove valorizzare le diversità. Per l’82% dei genitori è molto importante che sia anche luogo di divertimento intelligente, oltre che di istruzione, dando agli insegnanti anche il compito di educazione al gioco, soprattutto i più piccoli, che attraverso le dinamiche ludiche imparano a relazionarsi con l’altro, a rispettare le regole, a dialogare, e naturalmente, a usare l’immaginazione.

Un ambiente stimolante per la fantasia

Secondo i genitori le aule della scuola devono essere stimolanti per la fantasia (l’83% indica come molto o abbastanza importante questo aspetto), e comunicare un senso di parità tra gli alunni (l’81% lo ritiene molto o abbastanza importante). Inoltre, 8 genitori su 10 ritengono che un ambiente giocoso favorisca l’apprendimento. E giudicano molto o abbastanza importante che le classi abbiano soluzioni per le idee non strettamente legate agli aspetti scolastici, o spazi per condividere le idee (78%). La maggioranza dei genitori (80%), poi, definisce molto o abbastanza importante che le classi siano stimolanti per la vista e perfino per il tatto (73%).

 

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Industria e turismo culturale, come cambiano le abitudini con il Covid

Approfondire lo scenario dell’industria culturale e creativa italiana e del turismo culturale per individuare gli elementi che possano favorirne la ripresa e fornire alle imprese della filiera elementi utili a definire le strategie di ripartenza. Questi gli obiettivi di Italia: lo Stato dell’arte, il ciclo di incontri realizzato da UniCredit con Nomisma, che ha presentato i dati rilevati dalle analisi svolte per UniCredit rispetto al modo in cui gli italiani si approcciano all’intrattenimento audiovisivo dopo il Covid-19 e al loro rapporto con il turismo culturale.

Mutano le modalità di fruizione degli spettacoli

Le chiusure dovute all’emergenza sanitaria hanno determinato una contrazione della domanda e dell’offerta nel comparto audiovisivo. Questo però non ha frenato la fruizione di prodotti culturali da parte degli italiani che hanno sperimentato nuove modalità per assistere a spettacoli e concerti. La crisi pandemica ha difatti accelerato il processo di digitalizzazione, un’evoluzione che offre agli utenti la possibilità di accedere a contenuti e servizi in modo più personalizzato. In particolare, dall’inizio della pandemia il 33% ha seguito dirette social in cui musicisti e cantanti famosi si esibivano dalle proprie abitazioni, il 13% ha visitato virtualmente mostre, musei, aree archeologiche, il 6% ha visto spettacoli teatrali in streaming e il 4% ha assistito a concerti virtuali, direttamente dal proprio pc, pagando un biglietto.

Aumenta la voglia di live

L’allentamento delle restrizioni, d’altra parte, fa crescere negli italiani la voglia di assistere di nuovo agli eventi dal vivo: il 40% è pronto a tornare al cinema, 1 italiano su 3 a visitare un museo, il 30% è impaziente di assistere a un concerto live e 1 italiano su 6 ha intenzione di partecipare a uno spettacolo teatrale. Questa “voglia di live” non deve stupire. Il 39% considera gli eventi live un modo per trascorrere del tempo con gli amici e la famiglia, 1 su 5 li vede come un’opportunità per conoscere persone nuove e condividere gli stessi interessi, mentre per il 15% sono uno strumento per sentirsi parte di una comunità. Un altro 34% intravede poi negli spettacoli dal vivo occasioni per conoscere e imparare cose nuove.

Turismo culturale: il ruolo della cultura nelle scelte di viaggio degli italiani

L’offerta culturale rappresenta un driver di scelta importante delle mete da visitare. Secondo la ricerca, infatti, il 36% degli italiani è mosso dall’interesse di scoprire la storia e la tradizione dei luoghi visitati, e 1 su 4 è intenzionato a visitare mostre, musei, aree archeologiche, siti Unesco. Il 15%, invece, seleziona la meta a seconda degli eventi, dei concerti e delle manifestazioni presenti.
Anche nel caso del turismo culturale, così come nel comparto audiovisivo, gli italiani vedono nella tecnologia uno strumento per fruire di una migliore esperienza all’insegna di semplificazione e organizzazione. L’80%, ad esempio, considera importante o molto importante poter prenotare online le attività da svolgere e il 77% ritiene rilevante poter accedere a un sito web che presenti un elenco degli eventi organizzati sul territorio.

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Ritorno all’economia precrisi solo dal 2023: lo pensa l’84% dei manager

L’impatto del Covid-19 è stato pesantissimo per l’economia del nostro Paese, inutile negarlo. E anche ora, che le cose sembrano andare meglio soprattutto grazie alla campagna vaccinale massiccia, resistono luci e ombre sulle prospettive del prossimo futuro. Sono in gran parte pessimisti soprattutto i manager della Distribuzione Moderna, che nell’84% dei casi prevedono un ritorno ai valori precrisi non prima del 2023. Lo segnala l’Osservatorio Federdistribuzione ‘Consumi, Nuove Abitudini d’Acquisto e Stili di Vita’, in collaborazione con PwC, pubblicato di recente, che ha monitorato il sentiment di 280 soggetti con profilo manageriale-executive. Si tratta di una previsione comunque che getta lo sguardo oltre perché il 30% dei manager ritiene che questo avvenga nell’orizzonte temporale del 2023, il 21% nel 2024 e ben il 33% a partire dal 2025. Soltanto l’1% dei rispondenti ritiene che si tornerà in “pari” nel 2021 e il 15% nel 2022.

Sostegni alle famiglie per riequilibrare domanda e offerta

Tra i motivi che hanno portato a questa tipologia di risposte, ovvero con la visione di una ripresa dell’economia distante almeno fino al 2023, è in particolare modo la peggiorata situazione finanziaria delle famiglie italiane. La riduzione del reddito familiare, come causa diretta generata dalla pandemia di coronavirus,   è stata registrata dal 57% degli italiani e ha determinato un impatto negativo sul commercio al dettaglio che colpisce maggiormente le categorie non alimentari, conseguentemente generando, in assenza di una significativa ripresa, un potenziale rischio per la tenuta delle imprese. Per questa ragione i manager della Distribuzione Moderna, come riporta lo studio, auspicano interventi di sostegno ai consumi delle famiglie, quota rilevante del Pil italiano (21,7% nel 2019), per garantire occupazione e ristabilire l’incontro tra domanda e offerta, attraverso specifiche misure quali la revisione delle aliquote Iva e la riduzione della pressione fiscale sui ceti medi e famiglie con figli.

Gli interventi attesi dalla categoria

Per ridare nuovo slancio all’economia del nostro Paese, come sottolinea ancora il rapporto, “Federdistribuzione propone inoltre di incentivare gli investimenti nel settore della Distribuzione Moderna, capace di generare e sostenere un elevato livello occupazionale e un indotto rilevante sul territori e non ultimo, di incentivare gli investimenti in ampliamento e ammodernamento della rete commerciale tramite agevolazioni per la ristrutturazione delle strutture commerciali e riqualificazione energetica, come ad esempio l’estensione dell’ecobonus 110% per gli interventi sugli immobili commerciali, con un impulso diretto e concreto sul territorio, dal punto di vista dell’indotto generato, innovazione e sostenibilità”.

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Beni di largo consumo, quelli non alimentari perdono il 3% in Europa

Dal 2020, a causa dell’emergenza sanitaria, sono cambiate moltissime cose a livello mondiale, comprese le abitudini di acquisto dei consumatori. E, in Europa, sono mutati decisamente i comportamenti per quanto riguarda i beni di largo consumo. Per esplorare l’andamento del settore Retail nel Vecchio Continente, GFK ha curato uno studio dedicato che rivela i principali indicatori di mercato per il 2020 e il loro impatto sul commercio al dettaglio, anche on line, nei 27 Paesi dell’area Ue. Lo studio include un’analisi delle tendenze registrate nei diversi Paesi europei analizzati, offrendo indicazioni preziose per retailer e investitori.

Salgono gli alimentari, giù il Non Food

Le vendite al dettaglio di beni di Largo Consumo in Europa sono cresciute del +5,5% nel corso del 2020. Questo incremento è dovuto al maggiore consumo di cibo e bevande in casa, a causa delle chiusure di ristoranti, mense e a fenomeni come il coprifuoco, che hanno ridotto la mobilità dei cittadini. Gli aumenti più forti sono stati registrati in Germania (+12,4%), Irlanda (+10,3%), Austria (+8,4%) e Lussemburgo (+8,0%). Al contrario, le vendite al dettaglio di beni Non Food sono scese del -3% a livello europeo.

In Italia, Spagna e Cipro la maggiore contrazione del reddito medio

Gli effetti della pandemia e tutte le restrizioni ad essa collegate hanno inciso pesantemente anche sul reddito delle famiglie europee, anche se in maniera differente da Stato a Stato. Tra i 27 paesi europei analizzati, Spagna, Italia e Cipro sono quelli che hanno registrato la maggiore contrazione del reddito medio, da una parte a causa dei lunghi periodi di lockdown, dall’altra per la crisi dell’economia dal turismo, particolarmente importante in questi Paesi. Anche l’Ungheria, che negli scorsi anni aveva registrato incrementi significativi del reddito medio, ha registrato un forte blocco.

Aumenta il peso della vendita al dettaglio sui budget familiari

Ci sono però dei cambiamenti rispetto agli anni passati per quanto riguarda la quota delle vendite al dettaglio sul totale della spesa dei consumatori. Nel 2020, infatti, questa è aumentata significativamente. In media, i cittadini europei hanno destinato il 35,5% delle loro spese annue al commercio al dettaglio. L’incidenza della spesa destinata al Retail è particolarmente elevata in Croazia (50,9%) e Ungheria (53,3%).
“La pandemia da Coronavirus ha portato all’emergere o all’accelerazione di alcuni fenomeni che modificheranno il format dei negozi nel lungo periodo” ha detto il responsabile dello studio Johannes Schamel. “Il commercio online ha consolidato la propria crescita, in particolare per quanto riguarda i Retailer omnichannel, che stanno crescendo più rapidamente dei Pure Players online. Anche i negozi dei centri cittadini dovranno adattarsi ai cambiamenti nelle abitudini e nella frequenza di visita dei consumatori, che abbiamo osservato ad esempio in Germania”.

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