Acquisti: abitudini digitali ed esperienze reali di Gen Z e Gen Alpha

Quali fattori permetteranno ai brand di attirare i consumatori di domani, gli appartenenti alla Gen Z e alla giovanissima Generazione Alpha? Riscoperta e nuovo ruolo del negozio fisico in ottica multicanale, sostenibilità sociale e ambientale come value proposition, e nuove chiavi di coinvolgimento dei clienti, dagli assistenti vocali al metaverso. Sono queste le tendenze evidenziate dalla ricerca L’evoluzione del Consumer Engagement di domani, condotta dagli studenti del MAFED di SDA Bocconi, e promossa da Salesforce. Di fatto, il negozio fisico diventerà un centro di esperienza, non più necessariamente di acquisto. Il 53% dei Gen Z acquista ancora in negozio, un’abitudine che continua anche tra i Gen Alpha, che vedono però sempre meno una linea di demarcazione netta tra e-commerce e shopping fisico.

Dai commessi ai ‘manager di aspettative’

Nei negozi di domani, i commessi non saranno più semplici store assistant, ma sono destinati a diventare ‘manager di aspettative’, in grado di fornire un vero e proprio servizio di consulenza personalizzato. E se prima la sostenibilità era ritenuta un ‘nice to have’, adesso è una condizione necessaria, e per le nuove generazioni è scontato che i brand da cui acquistano abbiano un forte commitment in termini di sostenibilità ambientale e di sostenibilità sociale. Tuttavia, per i più giovani il costo in più della sostenibilità deve essere parte della value proposition del brand, e non un markup a carico del cliente.

I brand devono avere un’identità sonora

Cresciuti con una stimolazione multisensoriale rispetto all’universo digitale (vedi gli assistenti vocali come Alexa o Google Assistant), i giovanissimi si aspettano che anche i brand abbiano un’identità sonora. Questo per i brand significa necessariamente dover dare nuova importanza anche alla capacità di costruire stimoli basati sul senso della voce, anche per la modalità di acquisto e assistenza.
Inoltre, la realtà dev’essere aumentata anche per il brand. Il metaverso, e le nuove piattaforme di gaming e di AR/VR diventano quindi essenziali. Non solo per saper comunicare con le generazioni più giovani, ma anche perché danno alle aziende la possibilità di creare prodotti digitali fondamentali per creare awareness. Ad esempio, collezioni in edizione limitata da mettere in vendita solo in alcuni negozi.

Dalla velocità nelle consegne al second-hand

Dalla velocità nelle consegne all’importanza crescente del second-hand fino alla necessaria trasparenza dei programmi di fidelizzazione, i marchi della moda e del lusso devono imparare a intercettare i trend di cui le nuove generazioni non possono più fare a meno. Le nuove generazioni hanno un tempo di attenzione sempre più limitato, per loro il concetto di e-commerce coincide con il concetto di consegna immediata. Per il 42% dei Gen Z, poi, il reselling è una pratica consueta.  E le nuove generazioni identificano la community anche con la possibilità di fare scambi, noleggi o vendite di prodotti second-hand. Una modalità di sharing di abiti, o accessori e prodotti che fanno parte della loro vita.

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TikTok è l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022

La crescita di TikTok è inarrestabile. In base al rapporto appena pubblicato da Sensor Tower, “Q1 2022: Store Intelligence Data Digest Report”, TikTok risulta essere l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. TikTok è stato scaricato più di 175 milioni di volte a livello globale nel primo trimestre dell’anno. Sull’App Store, TikTok ha avuto oltre 70 milioni di download, ottenendo il primo posto della classifica. Questa è la terza volta che TikTok supera i 70 milioni di download dall’App Store in un solo trimestre. L’applicazione è stata scaricata 115 milioni da Google Play Store. Con questi numeri, è stata la terza app più scaricata sul Play Store a livello globale.

Un successo senza precedenti

TikTok ha anche superato i 3,5 miliardi di download da quando è stata lanciata sul mercato. È la quinta app a raggiungere i 3,5 miliardi di download complessivi nonché l’unica non di proprietà della società madre di Facebook, Meta. Le prime cinque posizioni insieme a TikTok, infatti, sono occupate da Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram. Per farsi un’idea del successo, basta pensare che nessuna app ha avuto più download di TikTok dall’inizio del 2018. In riferimento al mercato degli Stati Uniti, TikTok è stata l’app più scaricata con 19 milioni di download complessivi. L’app è stata la migliore negli Stati Uniti dal primo trimestre del 2021. Di questi 19 milioni di download complessivi, 13 milioni provengono dal solo App Store.

Nuove funzionalità in arrivo

TikTok ha superato i 10 milioni di download sull’App Store per nove trimestri. I numeri di download di TikTok sono vicini ai 6 milioni sul Google Play Store. Ed è stata l’app migliore sul Play Store negli ultimi tre trimestri.
TikTok, diventata famosa per la possibilità di condividere brevi video, è la piattaforma di social media in più rapida crescita. È costantemente una delle app più scaricate a livello globale. E ancora una volta, TikTok è diventata l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. Le sue tendenze e il suo algoritmo originale sono tra i fattori che ne hanno decretato il successo.  Oltre a ciò, ByteDance, la società madre di TikTok, ha costantemente aggiunto nuove funzionalità. Tra queste, una delle più recenti aggiunte riguarda il  pulsante Non mi piace nei commenti. 

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Post-Covid: gli italiani consumano più surgelati

Pandemia e smart woking fanno crescere il consumo di cibi surgelati: oggi, il 98% dei nostri connazionali li consuma. Dal 2020 a oggi il 54% degli italiani ha aumentato il consumo di questi prodotti, in modo più marcato al Sud e fra i giovani e nelle famiglie con figli piccoli. Tanto che queste ultime, insieme agli under 35, risultano i consumer più frequenti di prodotti sottozero, in media più di 2 volte a settimana. Il boom di consumi di prodotti sottozero registrato nello scorso biennio risulta evidente anche dall’aumento del consumo pro-capite, che nel 2020 ha superato i 15 kg annui.
Bva Doxa, in collaborazione con l’IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati), ha fotografato i nuovi trend del comparto, scoprendo com’è cambiato il freezer degli italiani nell’ultimo biennio e il loro approccio al consumo di frozen food.

Nel freezer entrano prodotti sottozero mai provati prima

L’incremento dei consumi di surgelati si riflette anche in un aumento della varietà: il 74% degli intervistati dichiara di aver messo nel proprio freezer prodotti sottozero mai provati prima (vegetali, snack, pizze, pesce, piatti pronti). Verdure, pesce e pizze surgelate si confermano i prodotti sempre presenti nei freezer, anche nel post Covid. Ma con alcune differenze: i vegetali sottozero risultano i più amati dai single e dalle coppie senza figli (44%), mentre i prodotti ittici in versione frozen conquistano sempre più spazio sulle tavole delle famiglie con bambini (40%) e al Centro Italia.

Non mancano i piatti pronti 

Pizze, snack e patate fritte ottengono il 26% delle preferenze di tutti, che sale al 29% al Nord-Est e al 30% nei nuclei familiari con figli piccoli. Non mancano nel freezer anche i piatti pronti (13%), alimenti pratici che continuano a essere scelti anche dopo la prima fase di pandemia, e che risultano più presenti nei freezer dei single senza figli (16%) e al Centro Italia (15%). Nel freezer delle famiglie con figli grandi, invece, c’è posto per tutti i prodotti surgelati: il 30% compra dagli ittici ai vegetali, dalle pizze agli snack. E il 43% dichiara di fare scorte congelando autonomamente anche alimenti come pane, carne, sughi o altre preparazioni casalinghe, soprattutto al Nord-Est.

Il principale driver d’acquisto è la praticità

Per tutte le categorie merceologiche sottozero, il principale driver d’acquisto si conferma la praticità (70%), soprattutto per le donne, al Nord-Est e nella fascia d’età 35-54 anni. Seguono la possibilità di variare il menu (37%), in particolare per le famiglie con figli piccoli, e la riduzione degli sprechi (25%), soprattutto le coppie senza figli. Rilevanti anche il contenuto nutrizionale (il 22% considera i surgelati analoghi ai prodotti freschi), e la convenienza (22%), soprattutto al Sud e nelle famiglie con figli. Per il 17% del campione, poi, i frozen food sono anche un aiuto a risparmiare. Lo confermano in particolare gli under 35 e i single senza figli.

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Fuori casa, torna la voglia di pranzi, cene e aperitivi

Torna la voglia di uscire per condividere omenti piacevoli con gli amici.E, come prima della pandemia, gli italiani mostrano di volersi incontrare in bar e ristoranti per colazioni, pranzi, aperitivi e cene. D’altronde, negli ultimi due anni il 68,2% degli italiani (e il 78,1% dei giovani) ha avuto nostalgia dei momenti di convivialità trascorsi di solito nei locali pubblici. Il 71,1% della popolazione afferma che tornerà con uguale o maggiore frequenza a fare colazione fuori casa nei bar o nelle pasticcerie, il 68,9% tornerà a mangiare al ristorante o in trattoria, il 65,9% tornerà a consumare aperitivi e apericene in wine bar, enoteche o brasserie. Il 21,7% (il 40,9% dei giovani) è intenzionato a frequentare di più i luoghi della convivialità. Già oggi all’88,4% capita di pranzare o cenare negli esercizi pubblici e al 64,5% di incontrarsi con amici e colleghi per un aperitivo. È quanto emerge dal Rapporto «Il valore economico e sociale della distribuzione Horeca nel post Covid-19» realizzato dal Censis in collaborazione con Italgrob, la federazione italiana dei distributori Horeca (hôtellerie-restaurant-café).

Il buono e bello della vita

L’89,1% degli italiani considera i luoghi del fuori casa una importante fonte di lavoro e di reddito, e uno stimolo per l’attività delle imprese locali. Per l’88,3% la presenza di una rete di bar, caffè, pasticcerie, enoteche e ristoranti è importante per assicurare la buona qualità della vita, rendendo i territori vitali e aperti alla relazionalità. Il 68,8% è convinto che la presenza degli esercizi pubblici renda i luoghi anche più sicuri e frequentabili. Il 67,3% (il 74,8% dei giovani) ritiene che proprio la presenza dei locali consenta di organizzare al meglio la movida, evitandone le degenerazioni. Invece l’assenza degli esercizi pubblici condanna i territori al declino economico e al degrado sociale.

Prima scelta per trascorrere il tempo libero 

Ristoranti e trattorie sono la prima opzione degli italiani per i pranzi o le cene con gli amici nel tempo libero: 52,2%. Il 38,0% invece rimane in casa a cucinare anche nel tempo libero e il 9,8% sceglie il food delivery. Lo stesso vale per gli aperitivi: il 65,0% preferisce gli esercizi pubblici, il 27,3% il salotto di casa e il 7,7% si fa consegnare cibi e bevande a domicilio. Per festeggiare lauree, battesimi e comunioni gli italiani prediligono di gran lunga il fuori casa: 71,6%. Solo il 21,9% festeggia in casa e il 6,5% si rivolge ai servizi di asporto. Anche per celebrare ricorrenze, matrimoni e compleanni si privilegiano i locali pubblici (63,8%) rispetto alla cucina casalinga (29,1%) o all’home delivery (7,1%). Invece per le feste comandate vincono le soluzioni domestiche: 73,9%. In queste occasioni solo il 18,8% sceglie gli esercizi pubblici e il 7,3% il food delivery.

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Gli italiani si sentono vittime di fake news

Sono passati due anni dall’inizio della pandemia e la discussione sulla diffusione delle fake news continua a essere più che mai attuale. Tanto che il 66% degli italiani si dice preoccupato o molto preoccupato per la diffusione di fake news, e il 60% ritiene di esserne quotidianamente bersagliato. Il 62% pensa inoltre che nei prossimi tre anni la circolazione di notizie false sui media sia destinata ad aumentare.
Queste percentuali, emerse da un’indagine di Readly, sono le più alte d’Europa. In media, negli altri paesi, solo il 39% dei cittadini si dice preoccupato per le fake news, e solo il 44% si sente quotidianamente esposto a esse. In Svezia ‘solo’ il 28% dichiara di sentirsi esposto quotidianamente alle notizie false.

Solo il 7% paga per accedere a contenuti di informazione qualificati

Tuttavia, oggi, i cittadini italiani sono i meno propensi a pagare per accedere a contenuti di informazione qualificati. Lo fa, infatti, solo il 7%, a fronte di una media del 12% nei paesi europei. Quasi un italiano su quattro si dichiara però disposto ad acquistare contenuti di informazione a pagamento, mentre il 22% si ripromette di valutare la spesa in caso di aumento dell’esposizione alle fake news.
“La diffusione di notizie create ad arte è stata una questione sempre presente durante la pandemia, e sembra raggiungere nuovi picchi in periodi pre-elettorali o quando si inaspriscono i contrasti tra le potenze economiche – afferma Marie Sophie Von Bibra, Head of Growth per l’Italia di Readly -. La nostra indagine dimostra tuttavia che in generale siamo diventati sempre più consapevoli della responsabilità personale di verificare i contenuti che riceviamo e le fonti di informazione a cui ci affidiamo”. 

Le fonti di informazione considerate più affidabili

Gli italiani preferiscono affidarsi ai media tradizionali per accedere a contenuti di informazione, soprattutto TV (28%), quotidiani e riviste (23%) e siti di informazione (19%). Soltanto il 5% degli italiani considera i social media attendibili per l’informazione.
Anche i social network iniziano però a prendere posizione contro le fake news: Twitter, ad esempio, ha dichiarato che bollerà come ‘contenuti fuorvianti’ i post che contengono informazioni false e notizie ingannevoli sulla pandemia.

L’influenza dei media su valori e opinioni

La maggior parte degli italiani (57%) crede che i media abbiano un impatto nella propria vita. Il 36% crede che siano direttamente correlati con la crescita del proprio livello di conoscenza, il 31% che i media influiscano sull’apprendimento di questioni fondamentali, che altrimenti non verrebbero considerate, il 20% pensa che i media plasmino i propri valori politici, il 18% che influenzino passioni e interessi, e il 17% che influiscano sui propri valori.
“Ciò che leggiamo sui media ha un grande impatto in diversi ambiti della nostra vita quotidiana – sostiene Marie Sophie Von Bibra -. Un italiano su cinque afferma che il consumo dei media modella i propri valori politici: è quindi della massima importanza accedere a notizie verificate da diverse prospettive”. 

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Natale 2021: quest’anno sotto l’albero meglio una gift card

Con il lockdown abbiamo scoperto la comodità dell’e-commerce, e lo shopping affollato vale solo per guardare le vetrine e farsi venire un’idea. Infatti sotto l’albero mettiamo una gift card, il nuovo modo di fare il regalo di Natale. Un tipo di regalo che quest’anno sta riscuotendo molto successo anche in Italia, per lasciare la libertà a chi lo riceve di spendere i soldi come meglio crede. A Natale quest’anno gift card per ogni tema, quindi, come ovviamente l’abbigliamento, ma anche un buono per supermercati e addirittura farmacie, che con l’emergenza sanitaria sono considerate quasi come una ‘seconda casa’ tanto vengono frequentate.

La lista doni punta sui ‘pensierini’ e sullo star bene 

Con la precarietà, che ormai anche inconsapevolmente ci è entrata dentro, anche i tradizionali doni di Natale mutano di conseguenza. Si punta a pensierini più che fantasmagorici pacchi, poiché alle incertezze economiche si è aggiunto il timore dei rincari delle bollette, e tutto va nella direzione di non dilapidare denaro inutilmente. Perlomeno, nella media dei comportamenti degli italiani. Al centro di tutto c’è poi il tema dello star bene. Tutto ciò che ha a che fare con il benessere è il regalo trend dell’anno, dagli oggetti per il fitness ai libri di meditazione, e dal beauty rigenerante alle candele per la casa, un successo che fa aprire negozi monotematici in tutta Italia. Ma è soprattutto il regalo a tema food a impazzare. Regalare forniture di olio, bottiglie di vino con etichette preziose, panettoni artigianali, cioccolato di alta pasticceria, salumi e formaggi con marchi di garanzia, nel nuovo spirito di ‘godiamoci le piccole gioie della vita’, sono quanto fa più piacere donare e ricevere.

Trattarsi bene con un buon pasto gourmet

E se qualcosa di alimentare si è sempre regalato, magari come un plus, oggi si è capito che vogliamo trattarci bene con le cose, che pur nell’era del Covid, sono rimaste preziose, come appunto un buon pasto gourmet. Si acquista sui siti e-commerce dei produttori oltre che nei grandi motori di ricerca, oppure nei negozi boutique. Soldi spesi bene, visto che almeno accontentano il palato. Se poi sono legati a qualche iniziativa solidale abbiamo fatto bingo. Sono infatti innumerevoli i dolci, i panieri salati di ogni tipo legati a sostenere qualche associazione.

Nella lettera per Babbo Natale anche gli attrezzi per la cucina laboratorio

Ma che il cibo sia diventato il cuore ‘anche’ del Natale lo si evince dal boom di mini elettrodomestici dedicati, gettonatissimi come regali di Natale nel 2021, riporta Ansa. Dal soup maker per zuppe calde alla friggitrice ad aria, dai sofisticati robot ai food processor al mini frullatore, anche con forme divertenti e stilose da mettere in borsa per realizzare all’occorrenza frullati, nella lettera per Babbo Natale quest’anno gli attrezzi per la cucina laboratorio sono in cima alla lista.

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La tecnologia? Riduce le diseguaglianze

La tecnologia non solo è utile, anzi fondamentale nella vita quotidiana, ma è pure “buona”. Ne sono convinti gli italiani, che ritengono che il progresso tecnologico possa accorciare le distanze, ridurre le diseguaglianze e l’impatto ambientale. A dirlo è una recente ricerca condotta da Samsung in collaborazione con il Politecnico di Milano che evidenzia che il 62% degli intervistati considera che il digitale possa contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, il 49% lo reputa motore di progresso sociale e il 47% strumento per la riduzione delle disuguaglianze e la promozione di una società più inclusiva ed equa. 

La smart home per un mondo più green

In base al punto di vista sul digitale espresso dagli italiani, si scopre poi che per i nostri connazionali la smart home è cruciale per la riduzione degli impatti sull’ambiente. Il 54% degli intervistati associa infatti la casa intelligente alla possibilità di controllare e ridurre i consumi, il 37% ritiene che, grazie a una casa connessa, sia possibile rendere la propria vita domestica più sostenibile. Ma la sostenibilità è anche tra le caratteristiche ritenute più rilevanti per una città intelligente, perché per il 48% degli intervistati la Smart City deve rispecchiare l’idea di un luogo sostenibile nel pieno rispetto del pianeta e delle esigenze del singolo.

Attenzione alla salute

Ma le nuove tecnologie, sempre secondo i nostri connazionali, non fanno bene solo all’ambiente, ma anche alla salute. Sono percepiti infatti particolarmente utili le modalità e i dispositivi volti al miglioramento delle aspettative di vita attraverso strumenti per monitorare il benessere fisico e la salute e le tecnologie per la sicurezza personale. La diffusione di dispositivi per la salute risulta di interesse per il 58% degli italiani. Oltre a quello fisico, le tecnologie innovative contribuiscono anche al benessere della mente: secondo la ricerca di Samsung e del Politecnico anche il settore dell’istruzione può trarre grande miglioramenti dallo sviluppo di novità tech, che hanno la capacità di rivoluzionare la didattica attuale e di farla progredire verso un approccio più ibrido. L’87% degli intervistati è fiducioso che la tecnologia impatterà positivamente la qualità dell’istruzione. Inoltre gli italiani auspicano un cambiamento radicale negli scenari didattici futuri: ad esempio il 30% del campione immagina una didattica dove la realtà aumentata consentirà di seguire lezioni in aula o da remoto completamente immersive e interattive. Infine, conclude la ricerca, un terzo degli intervistati è “convinto che il digitale avrà sempre più una funzione di motore dell’occupazione, se supportato da una maggiore diffusione delle competenze adeguate e dallo studio delle Stem (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), indispensabili per poter sfruttare appieno i benefici delle nuove tecnologie”.

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Per i genitori italiani la scuola è la ‘seconda casa’ dei bambini

Se la scuola è il luogo in cui relazioni, affetti e inclusione trovano spazio i genitori italiani pensano che per i propri figli sia un po’ come una seconda casa. È quanto ha scoperto un’indagine condotta da St. Louis School, la scuola internazionale parte del Gruppo Inspired, insieme ad AstraRicerche. L’indagine ha coinvolto 800 genitori di bambini tra i 4 e i 12 anni, e fa emergere come i bambini a scuola si sentano a loro agio come fra le mura domestiche. Secondo i genitori i propri figli vedono infatti la scuola come luogo delle relazioni (49%), uno spazio in cui si è liberi di esprimersi (35%), e appunto come una seconda casa (33%).

Sentirsi a casa sviluppa il senso di appartenenza

Secondo 9 adulti su 10 è fondamentale che il proprio figlio a scuola si senta come a casa. Stando al 53% delle famiglie, il sentirsi come a casa porterebbe i bambini a sviluppare un senso di appartenenza che li invoglierebbe maggiormente a frequentare la scuola.
Una percentuale minore attribuisce importanza a questo aspetto perché si tratta del luogo in cui il figlio trascorre la maggior parte della giornata (39%), mentre per il 34% la caratteristica ‘casalinga’ della scuola è fondamentale perché non rappresenta solo un luogo in cui ci si istruisce, ma dove ci si prepara a vivere nel mondo e si matura. Proprio per questo, la scuola dovrebbe ispirarsi alle mura domestiche, e nello specifico, al soggiorno.

Non solo istruzione, ma anche gioco ‘intelligente’

Emerge sempre di più, inoltre, come le famiglie italiane non considerino l’ambiente scolastico impersonale e privo di significato, ma esattamente il contrario. Secondo l’83%, è molto importante che questo sia anche un luogo in cui educare all’interazione con gli altri e dove valorizzare le diversità. Per l’82% dei genitori è molto importante che sia anche luogo di divertimento intelligente, oltre che di istruzione, dando agli insegnanti anche il compito di educazione al gioco, soprattutto i più piccoli, che attraverso le dinamiche ludiche imparano a relazionarsi con l’altro, a rispettare le regole, a dialogare, e naturalmente, a usare l’immaginazione.

Un ambiente stimolante per la fantasia

Secondo i genitori le aule della scuola devono essere stimolanti per la fantasia (l’83% indica come molto o abbastanza importante questo aspetto), e comunicare un senso di parità tra gli alunni (l’81% lo ritiene molto o abbastanza importante). Inoltre, 8 genitori su 10 ritengono che un ambiente giocoso favorisca l’apprendimento. E giudicano molto o abbastanza importante che le classi abbiano soluzioni per le idee non strettamente legate agli aspetti scolastici, o spazi per condividere le idee (78%). La maggioranza dei genitori (80%), poi, definisce molto o abbastanza importante che le classi siano stimolanti per la vista e perfino per il tatto (73%).

 

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Industria e turismo culturale, come cambiano le abitudini con il Covid

Approfondire lo scenario dell’industria culturale e creativa italiana e del turismo culturale per individuare gli elementi che possano favorirne la ripresa e fornire alle imprese della filiera elementi utili a definire le strategie di ripartenza. Questi gli obiettivi di Italia: lo Stato dell’arte, il ciclo di incontri realizzato da UniCredit con Nomisma, che ha presentato i dati rilevati dalle analisi svolte per UniCredit rispetto al modo in cui gli italiani si approcciano all’intrattenimento audiovisivo dopo il Covid-19 e al loro rapporto con il turismo culturale.

Mutano le modalità di fruizione degli spettacoli

Le chiusure dovute all’emergenza sanitaria hanno determinato una contrazione della domanda e dell’offerta nel comparto audiovisivo. Questo però non ha frenato la fruizione di prodotti culturali da parte degli italiani che hanno sperimentato nuove modalità per assistere a spettacoli e concerti. La crisi pandemica ha difatti accelerato il processo di digitalizzazione, un’evoluzione che offre agli utenti la possibilità di accedere a contenuti e servizi in modo più personalizzato. In particolare, dall’inizio della pandemia il 33% ha seguito dirette social in cui musicisti e cantanti famosi si esibivano dalle proprie abitazioni, il 13% ha visitato virtualmente mostre, musei, aree archeologiche, il 6% ha visto spettacoli teatrali in streaming e il 4% ha assistito a concerti virtuali, direttamente dal proprio pc, pagando un biglietto.

Aumenta la voglia di live

L’allentamento delle restrizioni, d’altra parte, fa crescere negli italiani la voglia di assistere di nuovo agli eventi dal vivo: il 40% è pronto a tornare al cinema, 1 italiano su 3 a visitare un museo, il 30% è impaziente di assistere a un concerto live e 1 italiano su 6 ha intenzione di partecipare a uno spettacolo teatrale. Questa “voglia di live” non deve stupire. Il 39% considera gli eventi live un modo per trascorrere del tempo con gli amici e la famiglia, 1 su 5 li vede come un’opportunità per conoscere persone nuove e condividere gli stessi interessi, mentre per il 15% sono uno strumento per sentirsi parte di una comunità. Un altro 34% intravede poi negli spettacoli dal vivo occasioni per conoscere e imparare cose nuove.

Turismo culturale: il ruolo della cultura nelle scelte di viaggio degli italiani

L’offerta culturale rappresenta un driver di scelta importante delle mete da visitare. Secondo la ricerca, infatti, il 36% degli italiani è mosso dall’interesse di scoprire la storia e la tradizione dei luoghi visitati, e 1 su 4 è intenzionato a visitare mostre, musei, aree archeologiche, siti Unesco. Il 15%, invece, seleziona la meta a seconda degli eventi, dei concerti e delle manifestazioni presenti.
Anche nel caso del turismo culturale, così come nel comparto audiovisivo, gli italiani vedono nella tecnologia uno strumento per fruire di una migliore esperienza all’insegna di semplificazione e organizzazione. L’80%, ad esempio, considera importante o molto importante poter prenotare online le attività da svolgere e il 77% ritiene rilevante poter accedere a un sito web che presenti un elenco degli eventi organizzati sul territorio.

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La metà degli under 35 italiani vive con mamma e papà

Attaccatissimi alla famiglia d’origine, tanto da non volerla lasciare nemmeno da adulti, oppure costretti dalle ristrettezze economiche? E’ la domanda che viene da porsi quando si scopre che circa la metà degli under 35 italiani (il 50,3% per la precisione) vive ancora con i genitori. Dall’analisi emersa dal focus sul lavoro del Consiglio Nazionale del Giovani in collaborazione con Eures pare proprio che questo fenomeno si spieghi con le difficoltà dei giovani a rendersi autonomi. A 5 anni dalla fine degli studi solo uno su 3 ha un’occupazione stabile. E il 44% vede la pensione dopo i 70 anni.

Tra i giovani solo uno su tre può contare su un lavoro stabile

Nei cinque anni successivi al completamento degli studi, solo il 37% degli italiani può fare affidamento su un lavoro stabile, mentre il 26%  è rappresentato da precari  con contratto a termine e un quarto degli under 35 (24%) risulta disoccupato. Una situazione preoccupante, come sottolinea Maria Cristina Pisani, presidente del Cng: “Nel nostro Paese, la discontinuità lavorativa è arrivata a rappresentare una condizione strutturale del mercato del lavoro e il fenomeno della precarizzazione, destinato ad aumentare alla luce della crisi post pandemica, investe inevitabilmente la qualità della vita con conseguenze significative sulla dimensione retributiva dei nostri giovani, anche a causa di un sistema pensionistico messo a rischio dalle passate generazioni”.

Il 33% degli under 35 non vuole figli e solo il 6,5% li ha già

Naturalmente questa condizione di precarietà riverbera anche sulla scelta di costruirsi o meno una famiglia. Solo il 6,5% dei giovani dai 18 ai 35 anni ha confermato di avere figli (8,8% dei lavoratori a tempo indeterminato), mentre ben un terzo degli intervistati (33%) ha dichiarato di non averli e di non volerli nemmeno in futuro. Mancano infatti le condizioni per mettere su famiglia: solo il 12% dei giovani sotto i 35 anni possiede la casa in cui abita. Uno su dieci (11%) ha tentato di acquistare un appartamento, uno sparuto 7,8% è riuscito anche a ottenere un mutuo e in un terzo dei casi (3% del campione) il mutuo è stato rifiutato. Il 40% dei giovani non fa nemmeno domande perché sa già in partenza di non avere i requisiti necessari per ottenerlo. Insomma, una fotografia non certo rosea della realtà in cui vivono le nuove generazioni: forse l’Italia è un paese per vecchi.

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