Commercio digitale, nel primo trimestre 2021 in Italia è cresciuto del 78%

Vero e proprio exploit del commercio digitale in Italia nel primo trimestre del 2021. Nel nostro Paese, infatti, le vendite on line sono cresciute del 78%, ben al di sopra della media globale che si attesta a +58%. A dare i numeri di un fenomeno planetario è l’ultimo Shopping Index di Salesforce, il report trimestrale che racconta i trend dello shopping online attraverso i dati di oltre un miliardo di consumatori in tutto il mondo. Quello che emerge con maggior forza è che il fenomeno degli acquisti digitali è ormai entrato nelle abitudini di acquisto dei consumatori, registrando valori decisamente superiori rispetto a quelli pre pandemia. E l’Italia è tra i best performer in questo ambito, posizionandosi al quarto posto tra i paesi con il maggior aumento percentuale dopo Canada, Olanda e Regno Unito.

Cosa si compra?

A livello globale,  la crescita degli ordini è aumentata del 46% su base annua (34% su PC e ben 59% su dispositivi mobili). Per quanto riguarda le categorie di prodotto che hanno totalizzato i maggiori aumenti di fatturato nel primo trimestre, si piazzano gli articoli sportivi (101%), gli elettrodomestici (96%) e le borse di lusso. Quelli che invece hanno registrato la crescita minore di fatturato su base annua sono abbigliamento sportivo (42%), prodotti per la casa, cucina e arredamento (40%), borse e valigie generiche (8%). In ogni caso, appare evidente che gran parte degli acquisti si sono spostati sul web.

I dati italiani

Come dicevamo, in Italia il commercio digitale a livello globale è cresciuto del 78% su base annua nel primo trimestre. Una crescita considerevole, al di sopra di quella globale e ben oltre il tasso di crescita totalizzato nel primo trimestre 2020, che si attestava al 26%. Interessante anche il balzo in avanti fatto dal traffico generato da mobile, che dal 21% dell’ultimo trimestre del 2020 ha toccato il 24% nel primo trimestre del 2021. Contestualmente, si è dimezzata la crescita da Pc, passata dal 40% al 20% nello stesso lasso di tempo.  Un dato che mostra comunque una forte crescita rispetto al primo trimestre 2020, quando il traffico generato da PC si attestava al 12%. Tuttavia, nonostante queste ottime performance in merito al commercio digitale, l’Italia resta tra i paesi con i tassi di conversione più bassi al mondo (1,1%) insieme a Giappone (1,2%) e Spagna (1%).

Pubblicato
Etichettato come Economia

La metà degli under 35 italiani vive con mamma e papà

Attaccatissimi alla famiglia d’origine, tanto da non volerla lasciare nemmeno da adulti, oppure costretti dalle ristrettezze economiche? E’ la domanda che viene da porsi quando si scopre che circa la metà degli under 35 italiani (il 50,3% per la precisione) vive ancora con i genitori. Dall’analisi emersa dal focus sul lavoro del Consiglio Nazionale del Giovani in collaborazione con Eures pare proprio che questo fenomeno si spieghi con le difficoltà dei giovani a rendersi autonomi. A 5 anni dalla fine degli studi solo uno su 3 ha un’occupazione stabile. E il 44% vede la pensione dopo i 70 anni.

Tra i giovani solo uno su tre può contare su un lavoro stabile

Nei cinque anni successivi al completamento degli studi, solo il 37% degli italiani può fare affidamento su un lavoro stabile, mentre il 26%  è rappresentato da precari  con contratto a termine e un quarto degli under 35 (24%) risulta disoccupato. Una situazione preoccupante, come sottolinea Maria Cristina Pisani, presidente del Cng: “Nel nostro Paese, la discontinuità lavorativa è arrivata a rappresentare una condizione strutturale del mercato del lavoro e il fenomeno della precarizzazione, destinato ad aumentare alla luce della crisi post pandemica, investe inevitabilmente la qualità della vita con conseguenze significative sulla dimensione retributiva dei nostri giovani, anche a causa di un sistema pensionistico messo a rischio dalle passate generazioni”.

Il 33% degli under 35 non vuole figli e solo il 6,5% li ha già

Naturalmente questa condizione di precarietà riverbera anche sulla scelta di costruirsi o meno una famiglia. Solo il 6,5% dei giovani dai 18 ai 35 anni ha confermato di avere figli (8,8% dei lavoratori a tempo indeterminato), mentre ben un terzo degli intervistati (33%) ha dichiarato di non averli e di non volerli nemmeno in futuro. Mancano infatti le condizioni per mettere su famiglia: solo il 12% dei giovani sotto i 35 anni possiede la casa in cui abita. Uno su dieci (11%) ha tentato di acquistare un appartamento, uno sparuto 7,8% è riuscito anche a ottenere un mutuo e in un terzo dei casi (3% del campione) il mutuo è stato rifiutato. Il 40% dei giovani non fa nemmeno domande perché sa già in partenza di non avere i requisiti necessari per ottenerlo. Insomma, una fotografia non certo rosea della realtà in cui vivono le nuove generazioni: forse l’Italia è un paese per vecchi.

Pubblicato
Etichettato come Società

PNNR: quali sono le riforme più urgenti per gli italiani?

Sono principalmente i temi legati a lavoro, istruzione, giustizia e fisco quelli su cui gli italiani sono più sensibili in merito al nuovo PNRR (Piano Nazionale di Recupero e Riabilitazione). E, sempre nei confronti del Piano formulato dal Governo, i nostri connazionali si dichiarano abbastanza ottimisti. A fotografare il sentiment degli italiani su questo importantissimo argomento è stata un’indagine condotta dall’Osservatorio LegaCoop, ideata e realizzata dall’area ricerca di Ipsos e dall’Associazione. Alla domanda se il Governo sarà in grado di attuare le riforme di cui si discute da anni, il 53% degli intervistati ha risposto di sì (47% probabilmente sì, 6% sicuramente sì), mentre il 47% ha risposto di no (il 40% probabilmente no, il 7% sicuramente no). Tra chi nutre più fiducia nelle capacità del Governo i cittadini delle isole (68%), gli over 50 (59%) e il ceto medio (58%); tra i più scettici chi vive nel nord ovest (58%) e il ceto popolare (57%).

Le riforme necessarie secondo i nostri connazionali

Riguardo alle riforme da realizzare per poter disporre delle risorse europee indispensabili a garantire pieno successo agli investimenti programmati nel PNRR, gli intervistati hanno indicato al primo posto la riforma del lavoro (il 66%, con punte del 74% tra gli under 30 e del 73% tra le donne), seguita, a pari merito, da quelle dell’istruzione (37%, con una punta del 53% tra gli under 30) e della giustizia (37%). Al quarto posto, solo un gradino sotto, la riforma del fisco (36%, con una punta del 43% al Nord Est).

Cosa dovrebbe cambiare nel fisco

Lavoro e fisco sono due temi particolarmente sentiti dagli italiani. In particolare, per quanto riguarda la riforma del fisco gli intervistati hanno espresso le loro opinioni con chiarezza. Il 61% indica come intervento più utile il taglio della pressione fiscale sul lavoro (con punte del 70% nella popolazione delle isole e del 67% in quella del Nord Est), seguito dalla lotta all’evasione fiscale (57%, che sale al 63% nel ceto medio). Tra gli altri interventi indicati come importanti (anche se con percentuali più basse rispetto ai precedenti) ci sono l’indicazione di introdurre un’imposta sulla prima casa solo per case di pregio e ville (28%, che sale al 34% nel ceto popolare) e uno sconto fiscale per le imprese che reinvestono tutti gli utili nello sviluppo o nel patrimonio dell’impresa (25%, e 31% tra gli under 30).

Pubblicato
Etichettato come Società